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Pasqua, Pasquetta, ponte del venticinque aprile senza turisti. I dati non saranno ufficiali fino a maggio inoltrato ma si ipotizza un meno sessanta per cento. Anche – ma non solo – per colpa dell’allarmistica e martellante campagna deviatrice degli ospiti, che tradizionalmente in questi periodi si riversavano nelle città d’arte e nelle campagne amene della regione. Hai voglia a bellezza del paesaggio, a spiritualità delle città, a magnificenza dei siti d’arte e qualità dell’offerta gastronomica. L’impatto della martellante – quanto insensata – comunicazione s’è sentito non solo all’interno del cratere, ma nell’intera regione. Il catastrofismo televisivo si è alternato al sensazionalismo della carta stampata per piacere al lettore e ai bilanci del settore della comunicazione, attanagliato dalla crisi. In Umbria a subirne le conseguenze sono anche le città leader del comparto turistico, benché distanti dal cratere, come Assisi e Orvieto. Il danno è fatto, ma perlomeno proviamo a porre qualche rimedio. C’è da chiedersi se il sisma non costituisca un comodo alibi in assenza di una adeguata politica regionale del comparto turistico, finalizzata alla realizzazione di solide strategie di sviluppo del settore, volta all’innovazione, alla competitività imprenditoriale, alla valorizzazione dell’offerta e all’integrazione delle strategie turistiche con lo sviluppo dei territori e i processi di distribuzione dell’offerta. Basterebbe poco. L’Umbria piace e continuerà a piacere. I turisti torneranno se riusciremo a concordare nuove strategie per rigenerare gli ambiti colpiti dal sisma. Magari senza farsi gli autogol. Senza lanciare messaggi autolesionistici come quello che le opere della Valnerina sono state precauzionalmente trasferite a Siena per una grande mostra; messaggi che la gente ha letto come una circospezione finalizzata ad una maggiore tutela per la conservazione delle opere stesse, rispetto ad Assisi, considerata malsicura, che pure ne aveva fatta richiesta. Vero Eugenio Guarducci? Il risultato è che fino a tutto il periodo pasquale Assisi è rimasta a corto di visitatori, ricomparsi solo per il ponte del venticinque aprile. Poi ci si viene a parlare di storytelling, di valorizzazione del patrimonio e di attrattori culturali. Siparietto. In verità un’inversione di tendenze s’è verificata a Montefalco (chiedetevi il perché) dove le strutture ricettive hanno registrato il tutto esaurito, con 700 ingressi al museo di cui 400 solo il giorno di Pasquetta, esattamente come a Pasqua 2016. Sarà dipeso dai capolavori di Antoniazzo Romano o dalla curiosità ingenerata dalla “Crono del Sagrantino” del Giro d’Italia – evento supportato da una efficace comunicazione, pari solo all’intelligenza del sindaco di quel Comune e dall’impegno degli imprenditori del consorzio tutela dei vini? Ancora una volta quella che dovrebbe essere l’iniziativa pubblica è in mano agli imprenditori privati; in questo caso dei vignaioli che si sono svenati per realizzare l’evento, sebbene il settore vinicolo sia stato gravemente danneggiato dalle devastanti gelate di questi giorni. Forse ha ragione quel rompiballe di Gianpiero Tasso quando scrive che invece di bofonchiare tra le macerie la politica dovrebbe darsi da fare senza prendere il terremoto come alibi, incoraggiando i progetti, quelli giusti, anche se concepiti in periferia, quale quello del Giro d’Italia, considerato che la carovana rosa sarà in Umbria con un evento di valore mondiale, secondo solo al Tour de France. Alcuni dati: oltre 190 paesi collegati, milioni di spettatori incollati per cinque ore le riprese fatte dagli elicotteri; una diretta ricca di immagini, commenti, storie, promozione, con centinaia di fotografi, operatori, tv, giornalisti, un’occasione irripetibile per rilanciare il nostro territorio, per valorizzarlo, per far vedere le piazze, le cantine, le bellezze artistiche senza un graffio; per smentire i catastrofisti del terremoto e gli attendisti del “tiramo a campà”, proprio di maggio, il mese che apre le porte al turismo. Quando ricapiterà un’opportunità come questa per dimostrare la voglia di rinascita dei territori e segnalare al mondo che le città umbre sono sicure, visitabili e godibili? Beata Umbritudine, umbra beatitudine.


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