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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Virgilio Ambroglini, presidente della Fondazione Sergioperlamusica. «Una rigenerazione che passa innanzitutto dagli spazi per la cultura. Il Turreno, uno degli assi fondamentali del nuovo inizio per ricostruire la bellezza di Perugia, si inserisce in questo progetto, ripensando al ruolo della cultura per la ricostruzione dell’identità della città, dei suoi valori fondanti, del senso di comunità e di appartenenza. Prima un parcheggio, poi una paninoteca, infine si è tornato a discutere sulla possibilità di restituire al Teatro Turreno il suo ruolo di catalizzatore delle energie creative della città. Sono più di due anni che siamo in prima linea sul Turreno, contribuendo a far nascere un ragionamento collettivo sul tema decisivo degli spazi per la cultura. Perché è proprio la comunità che esprime l’esigenza di ripensare il ruolo della cultura per la città e il suo futuro. Dopo due anni, non pensavamo di dover parlare ancora. Il nostro progetto per il Turreno, insieme alla nostra visione per la città, è chiaro ed esiste, che sia condivisibile o discutibile. Non possiamo dire lo stesso rispetto all’amministrazione comunale. In sede di consiglio aperto il 16 gennaio speravamo di ascoltare il comune esporre il suo progetto ma, evidentemente, la strada da percorrere è ancora lunga.

Da due anni, da quando abbiamo messo al centro della nostra attività il dibattito sul Turreno, la nostra riflessione ha espresso alcuni elementi fondamentali per il futuro della struttura. Concepiamo il teatro come uno spazio polifunzionale con 1.400 posti di capienza, da attivare con iniziative che coprono l’intera giornata e da programmare 365 giorni l’anno. Nella nostra visione, abbiamo fatto riferimento più volte al ruolo del Turreno come Casa della Musica: è una priorità offrire alla città uno spazio per l’ascolto, per la registrazione di nuove proposte musicali, per raccogliere la testimonianza tangibile delle produzioni umbre in un archivio storico. In questa prospettiva, la Turrenetta andrebbe a ospitare la memoria di Umbria Jazz, diventando un museo del festival e uno spazio di documentazione. Innanzitutto, sul Turreno dovrebbero convergere i grandi eventi che sono vanto della nostra regione, come il Festival del Giornalismo, Umbria Jazz, la stagione d’autore, le rassegne di musica classica, ma la proposta culturale deve includere anche proiezioni cinematografiche, spettacoli teatrali, arti visive, iniziative politiche e congressi scientifici.

Nella prospettiva di creazione dell’Italia di mezzo, l’Umbria del futuro per noi avrà un ruolo strategico fra Toscana e Marche, innanzitutto dal punto di vista culturale: un’ipotesi di centralità della nostra regione richiede uno spazio adeguato a un target di utenza extra-regionale e un’offerta culturale multiforme e in costante aggiornamento. Si parla molto dell’aspetto enogastronomico, del cosiddetto “ food & beverage”, quasi fosse più importante dei contenuti. Il Turreno, da questo punto di vista, non dovrebbe porsi come un concorrente sul mercato rispetto alle attività già presenti nell’acropoli perugina e già affaticate dalla crisi economica. Dovrebbe, invece, avvalersi in modo integrato di una struttura già esistente e storicamente consolidata come quella del Bar Turreno.

Uno spazio dalla natura così composita e dalla programmazione così ampia richiede necessariamente una gestione condivisa da un pool di soggetti: auspicabilmente, dovrebbero essere gli stessi soggetti che usufruiranno della struttura e che oggi sono in primo piano nella proposta culturale della regione. Necessario e benefico il coinvolgimento diretto delle istituzioni di formazione: Università per gli Studi e Università per Stranieri, Conservatorio, Accademia di Belle Arti.

La nostra proposta per il Turreno si inserisce in un progetto di futuro della città di Perugia. Ripensando al ruolo della cultura nel futuro della città non possiamo non porci alcune domande. Cosa sarà Perugia nei prossimi anni? C’è una riflessione sul futuro della città? Delle proposte, delle scelte, un progetto per Perugia? Noi abbiamo una visione della Perugia del futuro che si basa su due concetti chiave: ricostruzione e rigenerazione.

Ancora Perugia viene vissuta nell’immaginario collettivo come una città in decadenza, anche a causa della vasta campagna d’informazione nazionale e internazionale, portata avanti per anni, che ha dipinto Perugia come città del vizio, poco sicura, persa. Ormai si ha la sensazione di vivere in una città triste, morta. Ci vorrà del tempo per tornare alla Perugia tranquilla, viva, colta, creativa e per esaltare la sua bellezza. È un lavoro lungo e difficile. Per questo, per curare le ferite dell’anima collettiva e individuale, al centro di un progetto per il futuro deve esserci il concetto di ricostruzione. Ricostruzione dell’identità della città, dei suoi valori fondanti, del senso di comunità e di appartenenza. Gli assi fondamentali del nuovo inizio per ricostruire la bellezza di Perugia saranno tre: valorizzazione delle istituzioni culturali (le due Università, l’Accademia di Belle Arti, il Conservatorio), che costituiscono un’eccellenza per la regione; mettere in rete e promuovere la cultura con le grandi manifestazioni, il turismo con gli eventi di carattere nazionalpopolare e i beni culturali con il ruolo strategico della Galleria Nazionale e del sistema museale; creare le condizioni culturali, sociali, economiche affinché Perugia possa candidarsi credibilmente a capitale dell’Italia di mezzo.

Se c’è la volontà di lavorare su questo progetto, è da questi punti di riferimento che si pongono le basi per la rigenerazione. Una rigenerazione che passa innanzitutto dagli spazi per la cultura: superando la concezione di tanti poli isolati, proponiamo un’agorà della cultura che metta in rete Turreno, Morlacchi, Pavone, Santa Giuliana, Frontone, Lilli, fino al Lyryck, senza dimenticare gli spazi decisivi che presto si libereranno negli edifici della Biblioteca Augusta e della clinica di Porta Sole. La creazione della cittadella giudiziaria presso le strutture dell’ex carcere di Piazza Partigiani metterebbe a disposizione il Palazzo del Capitano del Popolo in Piazza Matteotti, che potrebbe essere trasformato in uno spazio per l’arte, con la creazione di gallerie, ed entrare così in sinergia con quella struttura dedicata all’arte contemporanea che vorremmo nascesse a San Francesco al Prato, sotto la guida dell’Accademia.

Questa grande operazione ci permetterebbe di cambiare strada, di orientarci verso una città  cosmopolita, europea, internazionale, in grado di potenziare al massimo la sua bellezza. In questa visione si inserisce la questione Turreno. Tra le città europee, ci sono precedenti illustri che hanno ricostruito la propria identità scommettendo sul futuro e che, mettendo insieme le energie collettive, hanno ricostruito un senso di comunità. Penso a Bilbao, emersa dalla grave crisi economica e ora sede del Museo Guggenheim, a Manchester, città operaia messa in ginocchio dalla fine dell’industria tessile e risorta grazie al recupero dell’archeologia industriale e diventata una delle capitali mondiali della musica contemporanea, a Lille, talmente cambiata negli ultimi anni da diventare un polo universitario eccellente (con i suoi 110.000 iscritti) e capitale europea della cultura nel 2004. Questa è la sfida che proponiamo, guardando al bene comune e all’interesse generale, che per noi è da sempre lo sviluppo e il futuro di Perugia. Insieme possiamo farcela. Cerchiamo un terreno comune da cui partire, il resto sono dettagli»


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