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Ebbene, ci sono ancora le stagioni di una volta. Neve, freddo, gelo e calaverna quest’anno non si sono fatti attendere. Quello che ci manca, di una volta, sono invece gli stradini con le scope di saggina, carriole, pale per spargere ghiaia e camioncini per spargere sale; sempre pronti a pulire fossi, livellare dossi, ripianare buche, tagliare erbe infestanti, ciascuno lungo il tratto di sua competenza. Quanto ci mancano gli stradini, gerarchicamente sottoposti al controllo del capo cantoniere (che viveva nella casa rossa dell’Anas con la propria famiglia) perché eseguissero a puntino il lavoro capillare che oggi non fa più nessuno. Le strade, abbandonate a se stesse, sono tutte disastrate. Ma al maltempo di questi giorni nemmeno gli stradini avrebbero posto rimedio, dato che l’emergenza gelo e la nevicate hanno neve ha mandato in tilt l’intero sistema viario, costringendo i sindaci – senza risorse e operai della Provincia a cui rivolgersi – ad incaricare imprese private per eliminare gli accumoli di neve e gestire un’emergenza che non si ricordava da anni. Aboliamo le province per poi svenarci in servizi affidati ai privati. Bel risparmio, no? Se l’intera regione ha sofferto, la Valnerina è andata in tilt malgrado l’incessante lavoro della Protezione civile regionale, delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco. Manco a dirlo è tra le popolazioni terremotate che si sono verificati i maggiori disagi. Se il gelo e la neve sono stati festeggiati da chi lamentava carenza di acqua a danno delle falde idriche e dagli ulivicoltori vessati dalla Bactrocera Olearia, non si può dire altrettanto per chi dorme sotto le tende. In Valnerina gli aiuti economici non mancheranno, come tanti vanno sbandierando da tempo, ma quel che serve ora, oltre alle idee chiare, sono le risorse tecnologiche ed umane e soprattutto le condizioni ambientali per poter operare. Sarà un duro e lungo inverno questo. Il piano neve, che non ha funzionato, ci ha comunque offerto un’occasione per riflettere, fare il punto della situazione, comprendere l’importanza di investimenti anche in favore di infrastrutture minori e (non solo sulle autostrade) per superare meglio le avversità metereologiche, anche quelle che a torto si ritenevano improbabili. La natura matrigna è sempre in agguato. Se questo vale per i grandi rischi vale anche per i rischi minori che si corrono quotidianamente sulle strade. Essi hanno bisogno di un approccio sistemico, vista la complessità dei problemi, la discontinuità dei presidi approntati e la mancanza di una adeguata formazione/informazione a favore dell’opinione pubblica, poco attenta a queste problematiche, con l’effetto che anche lo Stato si limita a finanziare solo le emergenze e non anche le politiche di prevenzione, senza alcuna distinzione tra la pericolosità delle strade per mancata manutenzione e le calamità più devastanti. Perché la vita umana è una, sacra e inviolabile, a prescindere dai diversi modi per metterla a repentaglio. Beata umbritudine, umbra beatitudine.


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