610 views

Il consiglio comunale aperto che si è tenuto ieri, lunedì 16 gennaio, è stato la chiara dimostrazione di come le idee intorno al Turreno e a Perugia in generale non siano per niente chiare, anzi molto confuse. Dopo che l’assessore Fioroni ha dichiarato che il Comune non ha i soldi per poterlo gestire, con la Regione Umbria (rappresentata dall’assessore Bartolini) che più di tanto non vuole entrare nel merito, nonostante sia intenzionata ad erogare più di 3 milioni di euro, la parola è passata ai cittadini. Molte le idee che sono venute fuori, alcune astruse o incomprensibili, altre più concrete. Pochi gli interventi però che hanno lasciato veramente il segno (a fine articolo la nota ufficiale del Comune). Da segnalare l’esauriente progetto presentato da Virgilio Ambroglini della Fondazione Sergioperlamusica, le parole di Fabrizio Croce che ha spaziato su un fronte diverso, quello della riqualificazione dell’ex carcere di Piazza Partigiani e l’intervento di Fabio Ciuffini che ha sottolineato come sia importante ragionare sulle difficoltà dell’accessibilità. I problemi però non si risolvono con i consigli aperti (utili a tempo debito); sopratutto dopo che si sta discutendo da quasi due anni sulla stessa questione, perché come ovvio, non si arriva da nessuna parte. Ci saremmo aspettati più concretezza da parte di chi ci amministra. E così la tanto elogiata (e lontana) riqualificazione del Turreno e del centro storico pone diversi interrogativi, che ieri sono passati quasi in secondo piano. Uno su tutti quello dell’accessibilità. Una Perugia che pensa solo a decentrarsi, quasi a voler creare una “città parallela” fuori dall’acropoli, come può sostenere lo sviluppo di una struttura polifunzionale come quella del Turreno? Che senso ha investire se poi mancano le infrastruttura che permettono di usufruire del bene in questione? Come può rinascere il centro storico se non si pongono delle basi e si iniziano a trattare problematiche come l’utilizzo del Minimetrò e il caro parcheggi? E ancora. Visto che le intenzioni del Comune sono ormai chiare, senza se e senza ma, perché il consiglio di ieri non è stato affrontato attorno ad una bozza di progetto concreto che avrebbe permesso ai cittadini di aprire un dibattito vero? A quanto pare non c’è nessuna fretta. Ieri il Comune ha perso l’ennesima occasione di dimostrare alla città l’impegno che ci sta mettendo continuando altresì a interagire con frasi fatte e linee guida generali. La verità è che ieri la giunta è stata assente per tutto l’incontro concedendoci, con questo consiglio, solo un contentino. Se veramente da parte dell’amministrazione ci fosse la volontà di risollevare le sorti del centro, ieri dagli scranni più alti della Sala del Consiglio avremmo sentito frasi del tipo: «in concomitanza con la riqualificazione del Turreno abbiamo già aperto una trattativa con la Minimetrò Spa e con la Sipa» oppure «stiamo parlando con le associazioni di categoria e con gli organizzatori di grandi eventi (tra l’altro, ieri, assenti ingiustificati)». Aperture di questo genere nella giornata di ieri non sono arrivate e forse mai arriveranno a quanto pare. E pensare che molte di queste tematiche sono state la base della campagna elettorale dell’attuale sindaco. Fiato alle trombe!

Ecco la nota ufficiale:

Ad aprire gli interventi è stato l’assessore comunale allo sviluppo economico, marketing territoriale e progettazione europea Michele Fioroni, per il quale “questo è un momento importante per la città, perché si affronta in maniera partecipata il tema del recupero di uno dei contenitori più importanti del centro storico.” Fioroni ha anche spiegato che attualmente il teatro è di proprietà della Fondazione CaRiPerugia che, sulla base di un protocollo di intesa con Regione e Comune lo donerà alle istituzioni pubbliche nella misura rispettivamente del 30% e 70%. Ha ricordato che è stato realizzato uno studio di fattibilità serio e rigoroso, per verificare le condizioni di redditività della struttura, per evitare di investire su un bene che poi non fosse in grado di sostenersi nel tempo.

“Il Turreno -ha detto- deve essere un modello di creatività cittadina, espressione di molteplicità di funzioni, culturali e sociali. A mio avviso, il dibattito non dovrebbe essere concentrato sul numero dei posti, ma sui luoghi e sugli spazi, legati ai giovani, alle nuove sonorità, abbandonando vecchi schemi, in sintonia con le vocazioni della città e con una visione della cultura più ampia e ambiziosa.”

“In sostanza -ha quindi concluso l’assessore- ci sono due grandi visioni: quella di un grande contenitore pubblico per la cui gestione è necessario un contributo pubblico pari almeno al 20/30 per cento dei ricavi annui e l’altra con spazi flessibili, modulari, una maggiore varietà di offerta, espressione di forme moderne di attività, che preveda il coinvolgimento futuro di un soggetto gestore privato che vi investa. La differenza è di 200 posti con un’ipotesi di investimento che differisce per 500mila euro circa. Mentre l’ipotesi più ampia vale 4,6 milioni di euro e quella polifunzionale 4,1, attualmente abbiamo a disposizione 3,1 milioni su Agenda Urbana, per partire con un primo stralcio.”

In rappresentanza della Regione dell’Umbria è intervenuto l’Assessore Antonio Bartolini, delegato dalla presidente Marini.

“La Regione Umbria crede in questo progetto -ha detto- e nel ruolo di Perugia quale capoluogo di regione, che in quanto tale deve avere una particolare considerazione. Perugia è anche sede delle due università, dell’accademia, del conservatorio, da sempre è al centro delle principali manifestazioni culturali della regione, per cui necessariamente è al centro delle politiche regionali.

Per Bartolini la cultura può generare risorse e il Turreno, in quest’ottica, dovrebbe essere visto non come un costo ma come un investimento, nell’ambito di un programma di riqualificazione culturale e degli altri attrattori della città.

Per Angela Giorgi, Presidente dellAssociazione culturale St.Art il Turreno dovrebbe essere una moderna agorà, uno spazio di condivisione e di confronto, tenuto conto del gran numero di associazioni culturali indipendenti che non possono restare fuori dalla vita culturale della città e del centro storico in particolare. “Si sta parlando del ruolo che la Cultura dovrebbe avere a Perugia, mettendo a sistema i suoi spazi -ha detto, suggerendo peraltro che il soggetto gestore del Turreno possa essere non un soggetto unico, ma una rete di tutti gli operatori culturali che si occupano di musica, arte, convegnistica, teatro.

Per Roberto Biselli, direttore artistico del Teatro di Sacco il Turreno è una grandissima opportunità che deve essere inquadrata in un piano più ampio del futuro della città. “I perugini hanno abbandonato la loro città -ha detto-, sono i cittadini i primi responsabili del degrado della città, non l’hanno amata. Invece, il centro storico deve tornare ad essere luogo di eccellenza. Ripartiamo insieme proponendo alla città un’idea condivisa che fa della cultura l’elemento portante del rilancio e che non può essere separato dalla visione del Teatro Morlacchi, del Pavone o dall’Ex carcere di Piazza Partigiani, senza dimenticare che gestire la cultura è impossibile senza l’intervento pubblico che ne garantisce la qualità delle azioni.

Luca Borrelli, in rappresentanza della PTS Consulting ha, invece, spiegato come le funzioni di una struttura come il Turreno siano duplici e imprescindibili l’una dall’altra: da un alto, creare valore culturale, dall’altra avere un’efficienza organizzativa.

“Ruolo delle istituzioni -ha detto- è quello di mettere il futuro gestore in una condizione di sicuro successo, che significa la diversificazione dell’offerta e la flessibilità negli spazi (es. Teatro Parenti a Milano, il lanificio a Roma o altri all’estero) perché così si affrontano meglio le incertezze che ogni operatore culturale ha di fronte, minimizzando i rischi e massimizzando le potenzialità degli spazi. Poi sta alla città -ha concluso- individuare le diverse necessità e funzioni che il territorio vuole e di cui ha necessità”.

Per Massimiliano Calesini del Consorzio Abn il Turreno non può che essere uno spazio costruito con le energie di tutte le piccole realtà culturali della città, che metta insieme tutte queste energie, che dia loro opportunità di esprimersi. Lo spazio, sempre secondo Calesini, dovrebbe essere in grado di richiamare l’attenzione anche di quelle persone che sono poco avvezze alla cultura, accogliendo iniziative diverse, adatte ai vari gusti. “Ci siamo immaginati una sorta di piazza cittadina coperta -ha detto- che vivrebbe anche quando non ci sono attività, ma che sarebbe in grado di attratte attività.”

Vanni Capoccia ha ricordato come il Teatro Turreno sia da sempre considerato il teatro del popolo, mentre il Pavone è ritenuto quello della nobiltà e il Morlacchi della borghesia. A suo avviso l’imprenditoria privata non può operare con i soldi della collettività, della regione o della fondazione che siano. “La cultura può fare incassi, ce lo dicono molte manifestazioni che si svolgono Perugia o in altri luoghi della regione e dobbiamo essere ambiziosi. Non vogliamo brioche ma cultura.”

Per l’avvocato Gianluca Laurenzi, invece, la parola chiave è sostenibilità. “Ricordo il Turreno sempre meno pieno a causa della crisi economica e della nascita delle multisale e mi chiedo: se non si è riusciti a sostenere il Turreno in un tempo di vacche grasse, in cui non c’erano neanche tutti i limiti normativi che ci sono adesso, cosa ci fa pensare che ora possa essere sostenibile, in condizioni economiche molto peggiori, un modello che già si è dimostrato fallimentare?” La sua soluzione è dunque quella di rivedere quel modello, andando nella direzione di una plurifunzionalità della struttura e cercandone la sostenibilità.

Vigilio Ambroglini Presidente della Fondazione Sergioperlamusica nel ricordare come  il dibattito sul Turreno vada avanti da anni, ha sottolineato come la fondazione che lui rappresenta non abbia mai pensato allo spazio monotematico, ma ad uno polifunzionale, sempre aperto, con 1400 posti, con la Turrenetta dedicata ad Umbria Jazz e il cinema utilizzato per la valorizzazione di grandi eventi, in rete con altri soggetti, o per la convegnistica. “Il food deve essere integrato alla struttura -ha detto- e la gestione deve essere affidata ad un pool di soggetti perugini, che sono gli stessi che usufruiscono della struttura, anche con il coinvolgimento dell’università e del conservatorio. Questa è la nostra proposta da due anni che ben si inserisce nel progetto di futuro della città.” Le parole chiave per Ambroglini sono ricostruzione e rigenerazione, valorizzazione e sostegno delle istituzioni culturali, in una visione prospettica di Perugia come capoluogo dell’Italia di mezzo.

Di nuove forme di arte, multimediali e alla portata di tutti ha, quindi, parlato Roberto Grasso dellAssociazione culturale Tangram, riportando l’esempio della Klimt Experience in corso in questi giorni a Firenze.

Secondo Gianluca Liberali, dellAssociaione Umbra Musica Eventi dAutore la polifunzionalità rende lo spazio più gestibile e, a suo avviso, la sfida per il Comune sarà piuttosto quella di individuare un progetto capace di sostenere la gestione stessa della struttura.

“Non dimentichiamoci però -ha aggiunto- che non sarà il Turreno a far essere Perugia capoluogo degli eventi. Si sta dimenticando il luogo più importante per questo che è il Palasport Evangelisti, l’unico capace di ospitare grandi eventi. Si parla sempre del Morlacchi, del Pavone, del Turreno, ma ciò che fa brillare Perugia fuori regione sono gli eventi come i grandi concerti di Ligabue e Giorgia che solo il Palasport potrebbe ospitare. Se è fondamentale -ha concluso- che una città come Perugia abbia una struttura come il Turreno, non dimentichiamo che Perugia ad oggi non ha un luogo per i grandi concerti.”

Nicola Mariuccini, per cui il diritto alla rappresentazione dovrebbe essere un diritto pubblico, ha chiesto che la modularità della struttura venga prevista in entrambi le ipotesi progettuali illustrate dall’assessore Fiororni, lasciando poi al soggetto gestore la scelta a seconda degli eventi.

Come per Biselli, anche per Primo Tenca, della Società Operaia di Mutuo Soccorso, Perugia non è la città che si vede oggi. “E’ una città disabitata, vittima di politiche sbagliate del passato che ancora continuano, mentre servono politiche che riportino le persone a vivere in centro.” In questo contesto, fatto anche di tanti contenitori urbanistici vuoti,  il Turreno dovrebbe essere inserito in una politica generale e condivisa per il bene della città.

Fabrizio Croce ha invece posto l’accento sul tema della sicurezza. “Mi chiedo -ha detto- se il Turreno sia un luogo adeguato per ospitare più di mille persone. Piazza Danti, del resto, è diventato un luogo sensibile e non è poi così sicuro, oltre a presentare problemi legati all’impatto acustico e ambientale.” A queste problematiche, secondo Croce, si va ad aggiungere la scarsa accessibilità del centro, con pochi parcheggi e cari.

“Spostiamoci, invece, a Piazza Partigiani più sicura e agevole, dove c’è una struttura importante come l’ex carcere. Qui la cittadella giudiziaria rappresenterebbe una soluzione, ma con il rischio di fare fare un Broletto2 a due passi dal centro, con una zona che di notte si spopola.” La sua proposta è quindi quella di un Turreno polifunzionale ma dimensionato al centro storico, facendo invece, nella struttura dell’ex carcere una struttura polivalente di più ampio respiro, che gode di una accessibilità massima, visto che c’è il capolinea di tutti i mezzi pubblici, ha parcheggi vicini, si raggiunge dal centro con la scala bìmobile ed è collegato all’arena del Santa Giuliana.

Infine, per Fabio Maria Ciuffini il Turreno era diventato un guscio vuoto a causa di una politica di emigrazione delle funzioni prima ancora che dei cittadini dal centro verso l’esterno e politiche passate, ad esempio in campo urbanistico o del trasporto, sbagliate. A suo avviso è importante ripartire dal Turreno, purché sia un primo passo di rigenerazione di tutta la città, perché ci sono altre zone della città ad averne bisogno. itiche urbanistiche, del trasporto sbagliate.

Dopo gli interventi del pubblico è stata la volta dei consiglieri comunali, tra cui Emanuele Scarponi capogruppo NCD che il Turreno rientra in una visione più ampia e più strategica di una città che è molto cambiata negli ultimi tempi. Per Scarponi Perugia ha perso molte attrattive innescando un circolo vizioso che le ha fatto perdere ancora più attrattività. Adesso le cose devono cambiare, a partire dall’offerta culturale adeguata, capace di richiamatre persone da fuori.

Per il consigliere PD Tommaso Bori il fatto che il Turreno sia stato tolto dalla sfera privata per essere reso pubblico è un regalo alla città che va valorizzato sottraendolo alla logica del metro profitto per abbracciare la logica della sostenibilità. “Sono d’accordo -ha detto- sull’idea di un Turreno polifunzionale, ma non alla contaminazione con altri spazi commerciali.”. Per Bori la sua vocazione deve essere produzione e fruizione di arte e cultura, perché il centro storico non ha bisogno di altri bar, ristoranti e locali, peraltro non sempre di una qualità adeguata. “Le risorse -ha concluso- il Comune le deve trovare, nell’ottica di un Turreno considerato non come un altro problema del centro, ma piuttosto come una soluzione ai problemi del centro.”

Per il pentastellato Stefano Giaffreda il tema del consiglio aperto è stato limitato perché circoscritto al Turreno mentre avrebbe dovuto essere più ampio sulla rigenerazione della città, sui molti spazi vuoti che la città ha.

“Abbiamo sentito molte associazioni culturali che si candidano alla gestione della struttura -ha detto- ma con quali garanzie la regione e il comune valuteranno le candidature dei privati nella gestione del Turreno?” Per Giaffreda si devono mettere a sistema tutti gli spazi culturali della città e sarebbe anche auspicabile una gestione diretta del pubblico che investe nella cultura, in uno spazio aperto a tutte le energie della città, nel quale poter investire, a suo avviso, l’ammontare della tassa di soggiorno.

Infine, il capogruppo di Forza Italia Massimo Perari ha mostrato soddisfazione per i molti riscontri concreti e pragmatici emersi nella seduta e ha affermato come non sia scontata l’affermazione dell’assessore regionale Bartolini che ha riconosciuto a Perugia il ruolo di capoluogo di regione, visto che in passato non è sempre stato così. Per Perari, bisognerebbe riaffermare la centralità di Perugia anche nell’Italia di mezzo, con tutto ciò che ne consegue. Convinto della polifunzionalità del nuovo Turreno, Perari ha richiamato anche l’intervento di Liberali e l’attenzione sulla mancanza di spazi ancora più grandi per progetti più ambiziosi, degni di una città come Perugia. Per il capogruppo forzista, infine, la diatriba pubblico o privato deve essere superata, quello che conta è il servizio che si dà ai cittadini.


Copyright 2011 Limpiccione.it