247 views

Scende la neve sui primi moduli abitativi della Valnerina. Le notti sono gelide e i senza tetto non trovano la forza di esprimere i timori nei confronti delle decisioni prese sopra le loro teste. Le tribune televisive indugiano sulle miserie della politicuccia, la sola di cui sono capaci gli ineffabili manovali del consenso, che ci imbrogliano con le loro illusorie prospettive di rinnovamento. Dove trovare la vitalità necessaria per superare questa drammatica fase dell’emergenza, a cui se ne sostituirà un’altra e poi un’altra ancora? Gli sfollati mostrano il personale riconoscimento – quello sì – per i volontari, per i Vigili del Fuoco e per la Protezione Civile, giunti in loro soccorso. Sanno bene che emanato il decreto, il Governo s’è concentrato su altri temi della politica, meno scomodi delle faglie, degli aiuti umanitari e delle notti passate all’addiaccio. Così cresce il brusio del malcontento alimentato dall’interminabile sciame sismico che fiacca i nervi, aggravando questa angosciosa situazione. Dopo aver sorvolato i territori del sisma gli elicotteri hanno fermato le pale. Ora è più facile avvertire l’indignazione per il modo in cui tutto è venuto giù. Fuori dall’area del cratere la situazione non cambia: i palazzi scricchiolano un po’ ovunque, in Umbria come nelle Marche. Molti centri sono ormai abitati solo da fantasmi e nelle zone più colpite i superstiti non intendono separarsi dalle rovine di quella che, fino a poco tempo fa, era la propria esistenza. Le gente spasima, si stringe inutilmente intorno ai sindaci svigoriti dal decreto. Sono già spariti i rappresentanti scanzonati che hanno fatto alla spicciolata le doverose visite istituzionali prodigandosi in poco rassicuranti strette di mano, di cui tra le macerie non s’è compreso il vero significato. Il decreto del Consiglio dei Ministri sposta la cabina di regia della ricostruzione a Roma, ma è dai Comuni più lontani che giungono i veri aiuti, mentre il Governo, in preda al referendum, ha iniziato la conta alla rovescia della propria stabilità. Centralizzare le decisioni equivale a manifestare diffidenza nei confronti delle autonomie locali e soprattutto dei sindaci, che sono la vera espressione di chi è stato colpito dal terremoto. Ma questa volta ne vedremo delle belle, perché la sfiducia nei confronti dei Comuni e delle Regioni sta già peggiorando la situazione. Con tutto il rispetto per Errani, Cantone e Tronca che dovranno guidare il bastimento dall’interno della sala dei comandi, gestendo le gare per evitare lo spauracchio delle infiltrazioni mafiose. Siparietto. Perché mai la mafia – con la quale conviviamo fin dal terremoto di Messina del 1908 – fa più spavento dei crolli e dell’inettitudine di chi in passato doveva prevenirli? Sindaci state sereni, come disse Lui. Accontentatevi del compito basilare di distribuire le coperte di lana e le stufette offerte dalla generosità dei privati, prima che arrivino il gelo dai Balcani e i diktat dalla Bulgaria.


Copyright 2011 Limpiccione.it