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Case sparse lungo le gole della Valnerina, come pecore sfuggite da un gregge assalito da un lupo sanguinario, mura crollate, insegne divelte, massi precipitati dalle verticali strozze di basalto sulla carreggiata spaccata e ricoperta di foglie autunnali, che il ventaccio trasporta. C’è un’aria malata in giro. La Nera, così la chiamano da queste parti – che i frastornati inviati televisivi hanno identificato come un qualsiasi torrente – è straripata tra Visso e Preci lungo la strada di collegamento tra le Marche e quella porzione straordinaria della nostra Umbria. Sulle cime dei monti non c’è ancora la neve. I paesi che s’affacciano (o s’affacciavano) sulla Valnerina – dove le conseguenze del sisma si sommano a quelle di remote incurie – sembrano un tragico set televisivo, non l’epicentro di un sisma, ma del tentativo di rendere un minimo di realtà attraverso la rappresentazione mediatica. Quando possono gli operatori puntano le telecamere all’interno di una casa sventrata, sul braccio di una bambola che spunta dalle rovine, su di un piatto lasciato in tavola, su di un calendario o un crocifisso rimasti appesi al muro. Paura, stanchezza, dolore, sconforto, bare schizzate fuori dai loculi, ricordi infranti, le strade interrotte su più punti, una storia – la Storia – in gran parte cancellata. Tolgono il fiato le immagini degli abitanti di Norcia inginocchiati al centro della piazza mentre, sullo sfondo della sua casa sbriciolata, implorano la statua del patrono d’Europa. Speriamo che la scossa di inaudita magnitudine delle 7.40 sia stata avvertita non solo a Bolzano, come riportano le cronache, ma anche a Bruxelles perché nessuno minimizzi il danno, Giampiero Bocci trafelato e commosso in diretta televisiva, Matteo Renzi e Catiuscia Marini; perché la notizia della perdita di “un pezzo d’identità italiana” faccia prima possibile il giro del mondo. E fregatevene operatori commerciali e produttori dell’agroalimentare delle conseguenze immediate sui flussi turistici, perché se non si mobilita l’Europa questa volta la Valnerina muore davvero. Ne avremmo fatto volentieri a meno dell’uso politico delle rovine, ma tocca starci a che le truppe dei giornalisti si muovano pesantemente come nello sbarco in Normandia, perché non succeda come in Irpinia, dove ai terremotati è stata ridata la casa ma tolto il paese, a causa del vaneggiamento centrifugo in voga da molti decenni. Intanto stanchezza e stress non si mutino in rassegnazione, dice Renzi, aggiungendo che quel che è successo ha un significato profondo per la sopravvivenza dell’Europa. Sara la ricostruzione stessa a mettere in discussione il concetto d’Europa. Tutto il resto, non conta più. Non contano le procedure di violazione degli obblighi degli stati membri, la mancata attuazione degli obblighi economici derivanti dal patto di stabilità e crescita, il mancato recepimento di una direttiva entro il termine previsto, il deficit eccessivo e compagnia bella. Conta la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, che trovano rimedio nel diverso ambito istituzionale del Consiglio d’Europa e della Corte europea dei diritti dell’uomo, ma questa volta non solo e non tanto in relazione ai comportamenti di un singolo stato membro contrario al diritto dell’Unione, quanto ai diritti di uno Stato a mantenere la propria identità culturale, la propria integrità, autonomia decisionale, per non dire sopravvivenza. Non è solo una questione di bellezza cancellata delle chiese, di lucchetti e grosse catene che tra poco compariranno sulle porte. Nemmeno una questione di morti, questa volta miracolosamente scongiurati dopo l’ecatombe di Amatrice. Ma di una civiltà da mettere sotto tutela, perché alla prossima scossa non sia l’Europa a soccombere definitivamente.


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