446 views

Si grida allo scandalo per due oche nelle vicinanze della Fontana, ma il salotto tarlato di Perugia è da anni cosparso del guano dei piccioni che svolazzano tra i tavoli dei bar. Ce lo ha spiegato l’anonimo che “Perugia è tutta un’altra civiltà!/ Qui ci sono i palazzi del potere,/ qui alloggiano i consessi del sapere,/ grandi accademie, due università!/ Una festa in costume? E che ci fa?/ Teniamola alla larga per piacere!/ Qui da noi c’è ben altro da vedere/ per promuovere tutta la città!/ Poi Braccio non è manco un perugino,/ lui viene dal contado, è di Montone/ borgo che non è poi tanto vicino!/ Non vogliamo Montone e manco Braccio!/ Ci basta Fontivegge e l’altre zone/ dove ogni notte prospera lo spaccio”. Quale è l’utilità di questa indecorosa litomachia di paese, che getta veleno sulla Città? La sgradevole protesta rivela un’affiorante insoddisfazione e un malcelato provincialismo in chiave perugina. Sebbene non lo ammetteranno mai, i mugugnanti hanno maldestramente – e a loro danno – gestito la comunicazione. Come spesso accade i detrattori non sono tali per caso, ma per partito preso (o partito perso). L’esercito asserragliato intorno al palazzo dei Priori non ha saputo far valere le proprie ragioni. Nessuno se ne sarebbe accorto che a Perugia si stava svolgendo una rievocazione storica, se i soliti geni a riposo, bisognosi di esternare, non fossero usciti dalla lampada. Oggi che in politica le cose si sono messe maluccio (vedi il successo del Movimento 5 Stelle) sarà meglio che gli improvvisati analisti guardino al futuro con maggiore obiettività, lasciando i geni al loro destino. Certo, nemmeno Perugia 1416 guarda in avanti. Questo ci è chiaro. Ma la proposta alternativa era di rievocare Porsenna, lucumone etrusco ricordato per l’intervento militare contro Roma a sostegno di Tarquinio il Superbo, estromesso dal potere con la proclamazione della repubblica. La nemesi storica – databile intorno alla fine del VI secolo a. C – è in agguato. Siparietto. Meglio concentrare le forze sulla comunicazione. Come quella di cui è stata capace la manifestazione ‪#‎ijf13‬ (l’hashtag più citato d’Italia) servito alla città su un piatto d’argento da Arianna Ciccone, che ha dovuto faticare sette camicie prima di farsi apprezzare dalla passata nomenclatura. Perugia, (sebbene) dilaniata da lotte intestine, può ancora giocare un ruolo decisivo nel futuro delle costituenda macro regione. Questo avremmo voluto sentirci dire dai nemici giurati della “pueril tenzone”, sempre connessi e mai propositivi. Perlomeno alla fine della mascherata la città avrebbe ritrovato la sua concordia. Mentre a corso Vannucci impazzano le polemiche e squillano le chiarine, altrove il voto suona come un avviso di sfratto. C’è il rischio di svegliarsi al mattino e accorgersi che il ruolo del podestà è andato a un pinco pallino del Movimento 5 Stelle, per il quale – in cravatta o in costume – la democrazia è partecipazione, mica faziosità, risentimento politico e sterile ipocrisia digitata ai quattro venti. Beata umbritudine, umbra beatitudine.


Copyright 2011 Limpiccione.it