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All’improvviso giunge come una certezza la Solennità del Corpus Domini, che porta l’Infiorata. Spello si risveglia al mattino in una spasa di petali di ginestra e di lillà. Nell’iconografia dell’Infiorata – sebbene le sue trasformazioni non coincidano con la liturgia del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo – sopravvive il senso religioso di una comunità, benché ostacolato da un’approssimativa idea di marketing del Sacro. Lo spettacolare evento fa cassa e manda in sollucchero il sindaco infioratore Moreno Landrini, che la notte del sabato s’è sfregato le mani per la moltitudine di visitatori transitati lungo i sensi unici pedonali del paese. Poco importa se s’è perso il senso liturgico della Festa o se la “Lux Vide” invece di mandare in processione Don Matteo gli recapita il maresciallo Montedoro per gli hot selfie con le infioratrici succintamente vestite. Tanto il primato degli scatti se lo aggiudica la Bianchina di Elvio Marchionni, parcheggiata davanti l’atelier del licenzioso – ma anche devoto – pittore, che alterna con invariabile abilità di tratto soggetti religiosi a riprovevoli impurità muliebri. È proprio in Marchionni che si riepiloga la duplicità degli spellani. Gli stessi che durante il mese di Maria popolano la Stradetta Assisana, recando con sé seggiole e inginocchiatoi al cospetto della Maestà di Mascicone, e terminano il rosario col vino e la porchetta, sotto lo sguardo passionevole della veneratissima effige. Da Mascicone a Masticone il passo è breve. Siparietto. Ai devoti della Madonna non sarà sfuggito che il cardinale svizzero Kurt Koch – presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani – ha esortato i fedeli a convertire (chissà poi perché?) gli appartenenti alle diverse religioni. Ispirato dal richiamo dell’alto prelato, l’anonimo folignate ci ha ricamato il solito sonetto satanico: “Radunar quella santa comitiva/ davanti alla Maestà di Mascicone/ per esternare fede e devozione/ è stata una gran bella iniziativa!/ Sarebbe stata assai più costruttiva/ se produceva qualche… conversione/ chiamando alla preghiera più persone/ magari provenienti da altra riva./ È giusto soddisfare l’appetito/ coniugando le preci con la ciccia/ ma a tutti andava esteso quell’invito!/ Son convinto che qualche musulmano/ vedendo la porchetta e la salsiccia/ si decideva a diventar cristiano/”. Il tema è assai delicato. Si rischia di trasmettere la percezione che dietro ogni conversione si nasconda una volontà diversa, come ci hanno insegnato i nostri politici. Beata umbritudine, umbra beatitudine.


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