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La chiave di lettura dell’esperienza amministrativa di Donatella Tesei sta tutta nel suo temperamento determinato e passionale, talvolta febbrile. Leonessa tra le vigne di Sagrantino, la sindaca si schernì quando Berlusconi la invitò a palazzo Grazioli chiedendole di candidarsi a presidente della Giunta Regionale. Non accettò perché doveva portare a termine l’impegno preso con i suoi elettori. Adesso il motivo del rifiuto è ancora più chiaro: stava avviando il progetto “Montefalco nel Cuore”, per ricostruire i percorsi di crescita, culturale ed economica, di uno dei distretti vinicoli più importanti del paese. Come ogni montefalchese sa bene il Sagrantino va stappato dopo un discreto affinamento. E la Tesei non si sentiva sufficientemente affinata per quel ruolo. Ma oggi? Grazie a lei il modello Montefalco funziona. Ha saputo coinvolgere cittadini, imprenditori, uomini di cultura e delle istituzioni, esperti d’arte e comunicazione, che – indipendentemente dalle loro convinzioni politiche – hanno a cuore la città. L’affresco/metafora di Benozzo Gozzoli in cui il poverello – dopo aver parlato agli uccelli di Bevagna – benedice i governanti di Montefalco, la dice lunga. Ispira un significato di buona amministrazione, che rimanda pressappoco al Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti conservato nel palazzo comunale di Siena. Quali altre città possono vantare oggi un periodo di concordia e di prosperità (pur nelle ristrettezze finanziarie imposte dalla revisione di spesa) come quello che sta vivendo Montefalco? Nel De civitate Dei Sant’Agostino fa riferimento a tre tipi di “civitas”: la “Civitas Dei”, la “civitas humana”, la “civitas diaboli”. A Montefalco la “civitas diaboli” non trova dimora. C’è aria di Concordia per il paese, diretta conseguenza della Giustizia, di una comunità pacificata. Un’aria livellatrice dei contrasti, che si confà – e il direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci lo ha spiegato bene – ad operazioni come quella del prestito della Madonna della Cintola, che purtroppo lunedì scorso – dopo mesi di permanenza – ha ripreso la strada dei Musei Vaticani. L’esposizione della pala d’altare ha comportato un bilancio in attivo. Solo a Marzo le presenze sono aumentate del 150% rispetto allo scorso anno. Eppure – destino cinico e baro – mentre la Madonna lasciava il museo di San Francesco, sul volto dispiaciuto della Tesei – invece di leggerci un sorriso per i numeri registrati- abbiamo scorto una lacrima di commozione; a conferma che i guadagni non sono tutto in tema di buona amministrazione. Siparietto. Non piangere Tesei (come fece Maurizio Salari il 14 ottobre 1997 mentre veniva giù il Torrino) se l’insigne opera “d’azzurro e d’oro”, come l’ha ribattezzata Paolucci, se ne va per la seconda volta dal Papa. Ci sarebbe voluto un Gioacchino Belli per ricamarne un sonetto. Noi ci contentiamo di quello dell’Anonimo Folignate, che i malevoli hanno individuato (chissà perché?) in Luciano Cicioni: “Madonna della cintola” è chiamata/ quell’opera eccellente di pittura/ e stava per diritto di natura/ proprio là a Montefalco dov’è nata./ Per i montefalchesi è dunque dura/ restituir la pala tanto amata/ e Donatella afflitta e sconsolata/ a qualche lacrimuccia dà la stura./ Ma Montefalco tanto tempo fa/ grazie a una mossa astuta del papato/ cedette il quadro e… si chiamò “città”/ Ma quell’operazione fu un imbroglio!/ Incarichiamo allora un avvocato/ perché diffidi subito Bergoglio!/. Beata umbritudine, umbra beatitudine.


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