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Cosa fare perché una rievocazione storica non si risolva in una bucciottata? Servirebbe l’umiltà di guardarsi intorno, magari ficcando il naso in casa di chi ha dedicato a queste iniziative gran parte della propria vita. A Siena affermano: “Con il Palio abbiamo incontrato difficoltà i primi quattrocento anni, poi il resto è venuto da solo”. Il Calendimaggio di Assisi (pur trattandosi di una Festa che affonda le sue origini nella notte dei tempi) fu riesumato da Arnaldo Fortini solo nel 1954. Il Mercato delle Gaite – che quest’anno è alla ventiseiesima edizione – è ancora più recente. Eppure funzionano. I bevanati furono così filologicamente accorti e lungimiranti da trasformare la festa della porchetta in evento culturale, mettendo a sistema mestieri e botteghe nel corso dell’intero anno. Oggi le Gaite sono apprezzate e portate come esempio da molte università europee. Non è forse cultura la riproposizione dei saperi e del saper fare antico? Non è un incalcolabile danno sul piano culturale aver rinunciato alle conoscenze e alle pratiche artigianali? È risibile l’assioma per cui una manifestazione riproposta oggi costituisca tout court una bucciottata. Che poi si riduca ad una bucciottata non è escluso. Tutto dipenderà anche dalle difficoltà preconcette che le si creeranno intorno. Ogni riferimento a Perugia 1416 non è casuale. Ragioniamo per paradossi: il film di animazione “Fantasia” di Walt Disney del 1940 (realizzato con la direzione storica di Joe Grant e Dick Huemer, la supervisione di produzione di Ben Sharpsteen, colonna sonora diretta da Leopold Stokowski ed eseguita dall’Orchestra di Filadelfia) non è altro che un cartone animato. Eppure esso costituisce un prodotto culturale di gran lunga superiore a qualche faticosa mostra d’arte o di fotografia contrabbandata per arte. Al termine di un convegno su Santa Angela da Foligno, seduto al caffè di piazza, ho avuto il privilegio di conversare con Franco Cardini, lo storico che a Palazzo Gallenga ha dato una lezione su Braccio Fortebracci e il suo tempo. Estimatore del Mercato delle Gaite, il professore affermava che le nuove generazioni hanno perso la loro capacità di conservare le tradizioni. Le rievocazioni storiche – se ben riproposte e collocate nei gusti contesti – aiutano a ritrovare il senso della comunità e a non rinunciare alla memoria collettiva. Sabato scorso a Bevagna il medico di paese Alfredo Properzi – uno di quegli appassionati che se non ci fossero i nostri figli rischierebbero di invecchiare nelle multisale – ha dato vita ad un evento culturale di tutto rispetto. Sebbene egli giri per Bevagna indossando il costume medievale (e non mangi il pomodoro perché introdotto in Europa dopo la scoperta delle Americhe) è stato in grado di riscoprire, spulciando negli archivi del Comune, un prontuario medico del XIV secolo. Lo ha ristampato (con trascrizione e traduzione del testo latino a cura di Maurizio Tuliani, Francesco Monticini e Stefania Santoni) e lo ha presentato al pubblico attraverso gli autorevoli interventi di Chiara Frugoni, Massimo Montanari e Maurizio Tuliani. Siparietto. Ce ne vorrebbero di “tacuina sanitatis” trecenteschi, i cui consigli agivano prima che sul fisico sulla psiche degli uomini suggerendo i rimedi per vivere meglio. Non fosse altro per evitarci certi sospetti mal di pancia ideologici. Grazie alle Gaite il taccuino, edito da Fabrizio Fabbri Editore, è a disposizione dei cultori della storia della medicina e della dietetica medievale; ma anche di coloro ai quali non va giù che iniziative di questo genere provengano da un paesotto i cui abitanti girano in costume dell’epoca e non mangiano pomodoro. Ma chi credono di essere questi bevanati, già dediti al culto della porchetta? Perché non lasciano certe iniziative agli accademici dei Lincei? Il solito anonimo ne ha tratto un sonetto: “ Questo borgo votato alle porchette/ e non agli interessi culturali/rispolvera trattati medievali/e ponderosi tomi di ricette!/ C’è la scienza di medici e speziali:/ampolle, fiale, formule, boccette,/diagnosi e le cure più perfette/per guarire all’impronta tanti mali!/Guarirà il mal di pancia a quel saccente/che ogni tanto ci esterna una sparata/contro un vicino troppo intraprendente?/ Ma sì, farà tesoro del libello!/Lui la pace dei sensi l’ha trovata,/troverà anche quella del cervello/. Beata umbritudine, umbra beatitudine.


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