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Uno scivolone può capitare a tutti, anche ad uno stimato professore. Sia detto con autentica ammirazione nei confronti dell’intellettuale al quale – durante una pubblica assemblea su Perugia 1416 – è sfuggito un incauto richiamo al provincialismo di Foligno, in riferimento alla festicciola in costume secentesco che vi si svolge. L’incidente diplomatico è rientrato. La Quintana lo ha già garbatamente invitato alla Giostra di giugno. È invece interessante analizzare la “peruginosa” abitudine di attribuire ad altri difetti di cui si possiede il copyright. C’è in fine una questione da risolvere, che ci ricorda i manzoniani polli di Renzo: un gallastrone perugino e un cappone folignate. O viceversa, poiché invertendo l’ordine dei fattori l’umbro non cambia. Gigio Mingarelli inaugura oggi a palazzo Trinci il Festival della Scienza e della Filosofia nel corso del quale non si questionerà di polli votati al patibolo di una Perpetua, ma di scienze, arti, pensiero e medicina. Scandalo! Perché proprio a Foligno? La Scienza è scandalosa per evangelica definizione. A Foligno perché una volta vi risiedeva l’ombelico della tecnologia e della trasmissione del sapere. Lo sa bene un altro intellettuale perugino (uno dei pochi capaci di non restringere l’attenzione su se stesso), il Prof. Alberto Sorbini, che sabato scorso a Trevi ha presentato libro di Thomas Adolphus Trollope, da lui curato, “Un viaggio quaresimale in Umbria e nelle Marche”. Se ne evince che Foligno fu aperta alle innovazioni e ai cambiamenti, nel bene e nel male una vera centrale operativa di questa regione. Il potere tragico della scienza e della tecnologia le appartengono di diritto. Per questo conobbe il privilegio dei bombardamenti. Purtroppo, da quando l’uomo credette di aver finito di domare la natura e i suoi mostri, quel potere tragico si consumò fino quasi a spegnersi; come era giusto che fosse. L’Umbria rimase con i suoi santi, i suoi capitani di ventura, i suoi fondi oro istoriati e il suo Trasimeno, oceano dell’anima dove tardivi pescatori non trassero su che qualche pesciolino di scarto. Lo zelante Mingarelli – in occasione della VI edizione di Festa di Scienza e di Filosofia Virtute e Canoscenza – che si svolgerà dal 14 al 17 Aprile, ha convocato il fior fiore degli scienziati a confrontarsi sul “Sapere aude!”: il coraggio di conoscere. L’esortazione contenuta originariamente in una lettera di Orazio e ripresa da Kant diventò il motto dell’Illuminismo. Vanaglorioso Mingarelli, illuso di poter riscoprire lo stato metafisico del mondo da un culo di bottiglia relegato nello sprofondo di una valle. Eppure in questo folignate, che fu pure assessore alla cultura della Regione, c’è una ragione psichica da europeo, una nobile paranoia, un decoro mentale, una forma di buona educazione ricevuta in provincia, che non sarà liquidata da una disgregante strofetta di Pasquino. Nella depressa, ma ripavimentata, cittadina si discuterà proprio di questo: sopravvivrà lo spirito europeo benché distrutto, invaso, debellato il territorio chiamato Europa? Siparietto. Sfilino i seguaci di Braccio lungo corso Vannucci (con le serrande dei negozi abbassate per il lutto cittadino), squillino pure le onnipresenti chiarine della Quintana lungo corso Cavour. In definitiva la condizione indispensabile dello spirito scientifico non è la prosopopea accademica, ma il dilettantismo come soluzione del problema della vita. A Gigio Mingarelli l’anonimo folignate ha dato un consiglio spassionato. Lo abbiamo rinvenuto sotto la statua parlante dell’Alunno, che fu pittore, sebbene non celebrato come il Perugino: “Nel rimirar tanta materia grigia/confesso che mi sento imbarazzato/io che ben tre atenei ho frequentato/tenendo sempre in mano la valigia!/Amo gli scavi, ammiro le vestigia/dell’arte greca gloria del passato/e piuttosto che un rigido scienziato/preferisco una bella … callipigia./La troppa scienza porta alla pazzia!/Credi a me, te lo dico pel tuo bene!/E lascia stare la filosofia!/Potrai trovare sempre chi ti apprezza/se tu per l’anno prossimo che viene/preparerai … un concorso di bellezza/”. A Foligno sono capaci di autoironia anche gli anonimi. Prendi appunti, Pasquino Perugino. Beata umbritudine, umbra beatitudine.


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