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Comunicare è un gesto di forte responsabilità. Parole e immagini possono avere un impatto devastante sulla collettività e sulla vita dei singoli. Aveva ragione Pasolini quando diceva che la televisione ci avrebbe fatto ripudiare i modelli culturali reali. L’ideologia televisiva è la peggiore delle repressioni che abbiano attraversato la storia dell’uomo. A più di quarant’anni da quella profezia, Agnese Benedetti, sindaco di Vallo di Nera, sfida la Rai chiedendo che i soldi del canone siano investiti per migliorare la ricezione in zone dove la televisione si vede male, oppure non si vede per niente. Vogliamo rincuorarla, perché non sempre le disgrazie vengono per nuocere. Il disservizio, a voler guardare il bicchiere mezzo pieno, risparmierà la montagna dagli effetti dello sciocchezzario televisivo, che fa danni quando parla di politica, quando inventa casi giudiziari e quando concede spazio ai suoi arroganti tribuni. Li fa persino quando si occupa di gastronomia ai soli fini di accrescere lo share, cancellando con i suoi insulsi format la conoscenza della cucina italiana e mortificandone il valore umanistico. Non c’è nulla di etico e di rituale nei modelli alimentari che la televisione vi propina e che, a loro volta, gli scimmiottanti ristoranti ripropongono alla clientela. Di questo passo ci giochiamo anche le massaie di Poggiodomo e Monteleone di Spoleto, i cui mariti scelgono ancora di mangiare su piatti rotondi, prediligendo la sostanza agli effetti decorativi. E di sostanza n’è rimasta ben poca, come spiega Chef Rubrio, la cui maschera caricaturale meglio rispetta la nostra cultura, perché non si vergogna di non aver studiato pentolame ad Alma. Passando per Sellano e salendo fino a Castelluccio, Rubio ha affibbiato uno schiaffo ai fornelli laureati. Ha confermato la sua immagine popolare – per questo molto amata – di semi analfabeta capace del senso della realtà, mentre i suoi colleghi che hanno frequentato le scuole internazionali sono capaci di una “visione aperta sul mondo”. È proprio questo il punto. Abbiamo perso il gusto della realtà. Hai voglia a fiere del tartufo e del maiale volte a valorizzare prodotti che scarseggiano sul territorio. Hai voglia ad allevare il suino Nero Cinghiato, la cui iconografia è più facilmente riscontrabile negli affreschi delle chiesette di campagna, che nei boschi della Valnerina. Un giro di telecomando e zac: il lodevole progetto di fornire carni di qualità da destinare alla produzione di salumi di pregio va a farsi friggere nell’olio tunisino. Siparietto. La televisione ha cancellato gli effetti che la cucina tradizionale esercitava da secoli sulla nostra società. Noi non siamo contrari a che la premiata ditta Urbani, “nella sua ferrea ed instancabile volontà di progredire ed inventare” (come si legge nel sito internet) produca tartufo per il sushi, anzi. Temiamo che giapponesi – o chi per loro – aprano ristoranti a Scheggino, solo perché alla studentessa del posto qualcuno ha messo in testa che mangiare riso arrotolato in una striscia di alga o inserito in una piccola tasca di tofu è un’esperienza unica. Continua ad allietarci con le esibizioni de “I Menestrelli di Vallo di Nera”, Agnese, perché quei pochi ripetitori che resistono all’intemperie sulle cime del giacimento Valnerina è meglio abbatterli, prima che questo sistema di fare televisione cambi anche voi. Non è solo questione di ricette reazionarie, ma di radici ambientali, di salvaguardia dei valori morali, culturali e sociali del convito. Convocaci tutti a mangiare la Crescionda a casa tua. E per finire suonaci l’organetto.


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