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Non so chi sia e spero di non saperlo mai, per non perdere il gusto delle sue frasi al vetriolo, della sua aneddotica condita di sghignazzi con cui ci percula su Facebook. Forse nemmeno l’amico del cuore sa chi sia. Immagino un’anima anemica, opalescente, su cui l’anonimato getta una pietosa pentola di sugo: all’Amatriciana. Immagino un patetico giovanotto con gli occhiali, un primo della classe che al Mariotti aveva più dimestichezza con i libri che con le ragazze; uno le cui idee si accendono solo davanti ad una biblioteca ben fornita. Pasquino Perugino passa dalla prosa alla poesia dispensando morsi, graffi e corbellature a destra e a manca. Più a destra che a manca. Ma non ci va leggero nemmeno con i suoi. Perché a differenza di tanti perugini – che praticano il revisionismo ideologico di comodo – egli riesce a leggere il rovescio della medaglia. Alcune volte se la prende con gli amici di prima, dei quali dovrebbe aver sentito le frustate sulla schiena. Questo il motivo dei suoi motti, dei suoi detti, delle sue trovate. Questa la ragione delle piazzate, degli starnazzanti monologhi, delle fulminanti battute. Ammiro il suo vano sforzo d’onestà, più della sua metrica scombinata. Anche a Foligno abbiamo un noto anonimo (l’ossimoro è d’obbligo) che riferendosi al collega perugino ha scritto: “Demolisce, rimprovera, sbeffeggia,/ castiga, irride, critica, bacchetta,/ fa tremare mettendoli in burletta/ un pulpito, una cattedra, una reggia!/ A destra e a manca vola qualche scheggia/ quando brandisce l’affilata accetta./ Non c’è alcun dubbio, è un big della strofetta!/ Ma quant’è bravo! Come la maneggia!/ Ma se una libertà mi vien concessa/ e posso giudicarlo sull’estetica,/ azzarderei una critica sommessa./ Io lo ammiro, lo invidio e lo rispetto./ Ah! Se sapesse un minimo di metrica!/ Lui sarebbe un satirico perfetto!”. Siparietto. I social media si sono sostituiti alle pettegole statue parlanti “che dicevano cose assai fatue, dalle piazze Navona e Venezia” (per non trascurar il Babbuino e Lucrezia). Su di esse i romani appendevano satire in versi, per pungere nobili e papi, gentiluomini e cardinali. Pasquino Perugino fa altrettanto con Facebook. Il malumore popolare contro il potere, l’avversione verso la stupidità, la corruzione e l’arroganza dei suoi rappresentanti, non moriranno mai. A Roma Pasquino divenne fonte di irritazione per i potenti presi di mira. A Perugia, città che ha sempre esibito un’inclinazione per il dissenso, la gente s’era un po’ appecoronata. Ecco perché verso questo delirante fuorilegge proviamo rispetto: sentimento che – almeno per quanto mi riguarda – non ha nulla a che fare con una condivisa ideologia. Su Facebook i nostri pensieri – i miei e i suoi – si rifiutano e si accettano con la velocità del lampo. Se dovessi incontrare il suo sguardo gli serberei l’eleganza di non chiedergli nulla. Abbasserei il mio in segno di riguardo per l’anonimato. In una città in cui le incrostazioni del potere sono più viscose di quelle del papato, ha fatto bene l’anonymous peruginus a mantenere l’impersonalità. Ora, in ossequio al popolo posto difronte al potere sovrano, ci aspettiamo una crescente osservanza dell’imparzialità. Ci aspettiamo che Pasquino del potere riconosca, in rima o in prosa, le umane modestie e ne rimarchi – indipendentemente dal palazzo da dove provengono – le velleità e le malefatte. Beata umbritudine, umbra beatitudine.


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