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Dall’Acquedotto a via Ulisse Rocchi, da Maestà delle Volte alle Prome, dalla scalinata di piazza Rossi Scotti a Sant’Ercolano, com’è bella la Perugia mostrata nella fiction televisiva che racconta la favola di una ragazza di provincia, figlia di un pescivendolo, divenuta imprenditrice di successo e protagonista di un pezzo di storia del progresso economico del nostro paese. La Perugia dei cambiamenti sociali all’indomani della Grande Guerra; quella dell’iniziativa privata, che toccherà il suo massimo splendore negli anni Settanta e Ottanta; quella in cui un ruolo determinate spettò a Luisa Sargentini, maritata Spagnoli, fustigatrice dei metodi imposti dalle lobbies dell’epoca (ogni periodo storico ha le sue), perugina ostile ai dettami imposti dalla meschina società, alla quale fu ammessa di diritto, per poi minarne le fondamenta. La Rai ha giocato d’anticipo sulla città facendo conoscere a milioni d’italiani la storia – sebbene resa a tratti melensa e a tratti inverosimile – di questa temeraria perugina, che si fece imprenditrice mentre le altre mogli rimanevano a casa a fare la calzetta o a spettegolare nei tarlati salotti dei palazzi borghesi. Ce ne fossero di donne ribelli e creative, capaci di non piangersi addosso, ma di guardare al futuro come nessuno è più in grado di fare. Sono passati i tempi in cui bastava intingere una banana nel cioccolato per imboccare la via del successo. È vero. Ma oggi più che mai è giunta l’ora di esercitare una qualche forma di ribellione. Magari nel segno della vera emancipazione a dispetto delle libertà conculcate, del regnante nichilismo, del malcostume generalizzato e della libera maldicenza esercitata nei social. La fiction può essere piaciuta o meno, ma ci ha ricordato che non v’è rimedio contro il senso naturale dell’attrazione. Quel che conquista è la manifesta libertà dei sentimenti della Spagnoli, che a dispetto dei benpensanti nulla toglie alla famiglia, pur concedendo al giovane Giovanni Buitoni più di un “Bacio” traditore. Ciò a dispetto di quanti dubitando di certi valori chiedono la tutela dei diritti riproduttivi. Ognuno è libero di pensarla come vuole, ma non tiriamola troppo per il tailleur questa figura di donna. Piuttosto Perugia si prende la catodica rivincita sulle sberle ricevute dal romanzo criminale. Se la prende con uno sceneggiato strappalacrime, ma che racconta la sua storia recente, troppo in fretta dimenticata. La città riacquista dignità attraverso una discutibile finzione televisiva, che finzione non è, perché gli Spagnoli, i Buitoni e tanti dopo di loro sono esistiti davvero. Siparietto. Palazzo dei Priori ringrazia la Spagnoli dedicandole una rotatoria a San Sisto, così parodiando i suoi predecessori, che le intitolarono una strada di inadeguata importanza tra Martiri dei Lager e via del Macello, che è tutto dire. Pregasi gli habitué dei social di andarci piano con le inclinazioni ideologiche di Luisa. Frega niente a nessuno se la figlia riscattata di un pesciaiolo oggi avrebbe strizzato l’occhio al comunismo, al renzismo o alla difesa incondizionata del Capitale. Arginate il vostro estro adoratori dei social. Accontentatevi di commentare su Facebook il post di un infervorato Giacomo Leonelli, per il quale la sua meravigliosa Perugia “non è mica un set ricostruito”. Dopo di che coraggio, che il meglio è passato, come diceva Ennio Flaiano.


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