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Per la sanità umbra le penne malevole della regione tenevano in serbo un coccodrillo dal titolo: “Quod non fecerunt barbari, fecit Barberini”. Meglio perdere un amico che una battuta, ammaestrava il sagace Stefano Cimicchi, che rinunciando alla politica ha preferito godersi il resto della vita nelle sue tenute orvietane. Ma stavolta la battuta, presa in prestito da una pasquinata romana, è rimasta nella strozza di chi avrebbe voluto pronunciarla. Così, qualcuno nel PD perse la battuta e anche un alleato prezioso. Forse è andato perduto anche il collant che teneva insieme l’accrocco. L’autore del misfatto (che non fu poi così sgradito alla gente a giudicare dai consensi ricevuti sui social) non è quel Maffeo Barberini, papa con il nome di Urbano VIII, ma Luca Barberini, l’ex maldigerito assessore bocciano, che dolendosi di un trattamento da sanitario (cioè alla maniera di un impianto igienico e non da assessore alla sanità) ha rassegnato le sue molto strombettate dimissioni. In verità di rassegnazione se n’è vista poca in quel gesto deciso. Piuttosto s’è vista un’inaspettata sicumera per le capacità che egli stesso, a ragione, sa di possedere e per le protezioni dall’alto che nessuno gli disconosce. Peccato per la battuta “Quod non fecerunt barbari, fecit Barberini”, che i sui detrattori riuscirono mai a pronunciare. Il popolo plaudì entusiasta mentre egli spiegava il suo gesto, ieri mattina; come accadde per Maffeo Barberini, pontefice avversato dalla Francia di Richelieu, dalla Spagna del Conte Duca (tranquilli, trattasi di un omonimo), dagli Asburgo di Vienna e sul quale s’avventarono sterilmente le contrapposte propagande. Quel Barberini lì ebbe il merito di lanciare Gian Lorenzo Bernini, l’altro di essere stato lanciato da Gianpiero Bocci: uno dei pochi ritenuti capaci nella valle di lacrime di rilanciare – a sua volta – la ristagnante politica di questa regione. E siamo solo alla prima puntata, mentre il Nostro fa sapere (con la sua faccia pulita, ben rasata dal barbiere Mimmo, responsabile anche della sua inquieta capigliatura) che lui è “per il cambiamento e per i cittadini”. Specialmente quando si tratta di Sanità. Fa anche sapere che non ha bisogno di guardiani, perché dalla sua parte ha già un cane parlante, Nelson, che gli guarda le spalle (questa sì che è una battuta!). Ma ha anche la Storia, per chi ne mastica un po’, considerato che Maffeo, alias Urbano VIII, desideroso di migliorare Roma, dette l’impulso finale al cantiere di San Pietro, aperto ormai inconcludentemente da due secoli. Beata umbritudine, umbra beatitudine.


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