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Quanti medici pietosi al capezzale di una villa. Speriamo non ci scappi la piaga puzzolente. A dire il vero quella di Villa Fidelia puzzolente già lo è dall’estate scorsa, quando, a causa dei suoi costi di gestione, giudicati elevati, la maestosa dimora ha chiuso i battenti, tanto che i due custodi/giardinieri, che s’erano fatti in quattro per tenere il parco in condizioni accettabili, sono stati spostati presso l’azienda sanitaria, con mansioni di accalappiacani. Ora qualcuno ironizza sui cani da accalappiare, quelli veri. Per cui il vicepresidente della Provincia Roberto Bertini e il sindaco di Spello Moreno Landrini si sono mobilitati per salvare il salvabile. Cos’è rimasto di salvabile di questo storico edificio monumentale (con parco e giardino all’italiana, il cui bosso secolare è già andato alla malora) che nel Settecento fu acquistato e trasformato dall’aristocratica Teresa Pamphili Grillo? Si diceva una volta: “maledetta aristocrazia affamatrice, i beni culturali appartengono al popolo”. Perché di bene culturale si tratta, se è vero com’è vero che l’architetto Giuseppe Piermarini – non un geometra di paese, ma il progettista del Teatro alla Scala di Milano – vi edificò uno straordinario padiglione di villeggiatura. Non fosse altro per questo la villa andrebbe tutelata. Il sagace rimatore Luciano Cicioni, ha dedicato alla villa questo sonetto: «Agli ultimi custodi giardinieri / hanno dato una sede più sicura: / assunti in forza presso una struttura / che si occupa di bracchi e di levrieri. / Dunque la villa chiude? È una sciagura! / Macché! Cacciamo simili pensieri! / Sono già in campo i pubblici poteri / decisi ad impedirne la chiusura! / Per salvar quell’insigne monumento / sono a confronto molti “intelligenti” /ognuno con un suo suggerimento./ M’han detto che qualcuno su in Regione / per impedir che chiuda i suoi battenti / ne suggerisce… la demolizione». Plaudiamo alle intenzioni di riaprire al pubblico la villa ma, senza portarci in giro l’un con l’altro, cerchiamo di capire come finirà questa storia. È sbagliato chiedere alla cultura di produrre ricchezza in sé. Il patrimonio culturale deve essere sostenuto e finanziato dalle istituzioni. Se aspiriamo a costruire un futuro per i nostri figli non possiamo pretendere che i privati facciano l’interesse pubblico, perché lo stato siamo noi e pertanto dobbiamo agire d conseguenza. La realtà dei fatti in questa aneddotica di provincia ha un’imminenza brutale, specie quando gli intonaci vengono giù, il bosso secolare appassisce e le antiche piante di limoni sono ridotte a rami secchi per il focolare. Come, da dove e quando s’incomincia? Guardare al futuro non vuol dire far seccare il passato, ma salvaguardare un tempo immobile e antico, fermarlo nei muri dei monumenti e dei palazzi. Non c’è nulla di culturalmente reazionario in questo ossimoro. A meno che si consideri avvenire la sbieca rotatoria realizzata in aperta campagna ad Acquatino, poco distante dalla villa. A proposito di futuro, converrebbe riaprire un capitolo del passato, ripristinando l’antico Passo della Paglia, che metteva in comunicazione Spello con il lago Aiso, sito d’interesse archeologico e comunitario. Non fosse altro per permettere ai turisti di godere dell’avvenenza del paesaggio umbro nel raggiungere Bevagna. Siparietto. L’antica Mevania è un altro gioiello, che – se fatica a colloquiare con Montefalco – potrebbe almeno scambiarsi il saluto romano (inteso in senso legionario) con il centurione Landrini, quotidianamente alle prese con i suoi consoli, proconsoli, pontefici massimi, censori, questori e persino tribuni della plebe. I romani che rivestivano cariche pubbliche sapevano usare correttamente la ragione, nel governo e nel giudizio. Da qui nasce il concetto di buon padre di famiglia, anche se in questi giorni, dedicati allo studio dei significati socio-culturali della sessualità e dell’identità di genere, parlare di famiglia suona come una bestemmia. Forza Moreno, “cives hispellanum”, la Splendidissima colonia Julia è con te. Sei tu il “pius” che possiede continenza e moderazione. Riapriamolo ’sto cancello, prima che dalla piaga puzzolente si debba passare all’amputazione della gamba.


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