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La voce amplificata dei (padri) padroni

Anonimo
amplificare
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I Re in ascolto e l’occupazione dell’orecchio pubblico perugino

È risaputo che chiudendo le palpebre degli occhi si può non vedere ma che pur tappando le orecchie qualcosa si continua a sentire comunque. Sarà per questo che diversi (padri)padroni presenti nel nostro territorio si impossessano dell’ascolto negli spazi pubblici, obbligando ad ascolti non graditi, e a volte molto dannosi per la salute dell’orecchio, la cittadinanza.

In questo periodo poi, la voce dei (padri)padroni storicamente si alza e quest’anno si sta alzando ancora di più. Il primo di cui si può parlare è colui che rende il centro storico di Perugia, ossia di quella che era una città di cultura, omologo ed omogeneo ai centri commerciali dove fa una massiccia promozione nel regno borbonico, a quanto si può sentire da un osservatorio privilegiato come il lento Minimetrò, all’interno del quale rumoreggiano coloro che vorrebbero arrivare prima possibile ‘ngoppa al centro storico, alla ricerca del paese di cuccagna, promesso a pensionati e ad insegnanti in gita (turistica) dall’ignota valenza didattica. Mentre i cittadini residenti lamentano, oltre al carico e scarico all’alba dei furgoni, la ripetizione eccessiva della stessa compilation di brani popolari a tema ‘brodo indiano’ nelle vie del centro storico, la cui musica di arredo deve riproporre la stessa esperienza acustica degli interporti e centri commerciali perché questo vuole il turismo di quantità. La stessa quantità che è alla base delle analisi di Arpa, dalla quale auspicheremmo, sotto la spinta del nuovo ed esperto direttore, una maggiore analisi qualitativa dei fenomeni di cui si parla, magari di concerto con la Usl come avviene in regioni più evolute e non tendenti al sud del mondo (per esempio l’Emilia-Romagna o il Trentino, dove si prevedono anche gli spazi pubblici appositi per i musicisti di strada e dove forse hanno letto/sentito “Un Re in ascolto” di Calvino).

Un altro (padre)padrone che pretende di gestire lo spazio pubblico dal punto di vista acustico evidentemente non conosce le recenti ricerche dell’Organizzazione mondiale della sanità e di simili istituti che vedono gli impianti sportivi al chiuso come una delle dieci maggiori cause di sordità nei tempi che corrono. Mentre i gruppi organizzati della curva nord dello stadio hanno raggiunto una loro armonia nei cori (poi inquinano con i fumogeni e le troppe bandiere l’olfatto e la vista), a metà della scorsa stagione pallavolistica all’interno del PalaEvangelisti si è verificato il peggio, il peggio inteso come un cambiamento netto nei canti, nei cori e nelle percussioni prodotte da un nuovo drappello di tifosi che non raggiungono di certo l’armonia della curva nord o delle voci precedenti ma producono solo una gran caciara da rodeo texano. Inoltre, tutti i cittadini perugini conoscono il devastante impatto acustico del loro palazzetto (eh sì, perché si tratta di uno spazio pubblico) al quale lo stile texano ha aggiunto un’amplificazione anch’essa devastante, non tenendo conto che si tratta di un luogo ancora frequentato da famiglie con bambini piccoli e molto piccoli. Si attendono verifiche da parte dell’Arpa magari insieme alla Usl, anziché le solite verifiche periodiche regolarmente pubblicate sul sito della prima in nome della mera statistica, anche in vista della roboante richiesta di riallestire la seconda curva, ciò significherebbe probabilmente un secondo e opposto drappello di tifosi solo rumorosi che offenderebbe la vicina tifoseria avversaria e le orecchie dei cittadini pervenuti, stretti in una morsa sonora riverberante, dannosa e cacofonica.

Infine, non può mancare all’appello il (padre)padrone per eccellenza, la cui filantropia, rotolando come un pallone peloso e lussuoso, è finita ad oggi sulle periferie. Del resto altri hanno già occupato lo spazio acustico pubblico del centro storico e perciò non resta, magari tentati dal candidarsi a primo cittadino, di rivolgere il proprio sguardo, prima di tutto a sindacare sul colore arancione (detto anche il “colore del business”, e qui qualcosa non torna) di altre imprese, e in seconda battuta sulla qualità della vita nelle periferie (sicuramente maggiore che in centro storico, ma la città è un corpo unico e organico…). Luoghi da omologare al borgo bonificato in stile parvenu per farlo rientrare nei parametri dell’antica bellezza, valore che sarà riproposto di certo anche per le periferie, sulle quali però il migliore dei (padri)padroni, insieme al drappello di duemila cittadini partecipanti, interverrà forse anche rispetto alla quiete ed al silenzio, tappezzando di filati pregiati o introducendo il sistema Mosquito per non far radunare bande rumorose di adolescenti, come altrove si fa per non farli entrare nei centri commerciali a disturbare lo shopping in musica d’arredo.

f.to Un cittadino in ascolto


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