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La falsa estate dello scorso anno ha causato grattacapi al vino e, soprattutto, all’olio. Per fortuna è cambiata musica, come si conviene alla natura, alternativamente maligna e benigna. Da Orvieto a Montefalco i produttori umbri gongolano. Non ci lamentiamo del caldo sofferto durante l’estate, specialmente a luglio, perché tra qualche mese riceveremo la ricompensa di un’ottima annata di vini. Il frutto è sano e zuccherino e la vendemmia, iniziata in largo anticipo, prosegue a pieno ritmo. Quest’anno l’uva promette bene, sebbene in quest’ultime settimane l’escursione termica tra il giorno e la notte – condizione indispensabile per mantenere i profumi e la giusta acidità del vino – non sia stata delle più significative. A febbraio si saprà meglio. Per offrire il meglio di sé, il vino, necessita di inverni freddi, primavere piovose ed estati secche. Eppure non è detta l’ultima parola, perché la scommessa cade su quanta acidità il prodotto riuscirà a preservare nel tempo. Un primo risultato si è già avuto, dato che è previsto un incremento delle produzioni dal 5% all’8%. Ora non rimane che tenere a bada le concentrazioni per evitare gli eccessi di alcol. L’andamento climatico è il primo fattore a cui i produttori guardano. Equivale ad un buon fidanzamento, che – salvo impreviste deviazioni di percorso – si risolve quasi sempre in un eccellente matrimonio. Di solito la felicità ai vignaioli gli si legge in faccia. Per verificarlo fate un salto a Montefalco, dove dal 18 al 20 settembre si svolgerà Enologica 2015. È questo il più importante evento dedicato al Sagrantino, organizzato dal Consorzio Tutela Vini, che richiama intenditori, ma anche coloro che si vantano di esserlo. Torna con una serie di proposte dedicate ad una delle DOCG più apprezzate d’Italia, capace di svolgere un ruolo primario nel panorama dei grandi rossi del Paese. Sul finire della stagione estiva, insomma, Donatella Tesei – che ha registrato il pienone d’agosto – offre agli amanti del vino una tre giorni zeppa di degustazioni, convegni, musica, mostre fotografiche (non solo “ORIGO” di Metelli e “Orticoltura, ritorno al futuro: i giovani e la terra”, di Sante Castignani e Chiara Belloni), cooking show con focus sul re dei vini umbri, che quest’anno nasce sotto la benefica protezione della Madonna della Cintola. Se l’attuale sarà per Montefalco veramente la vendemmia del secolo, come si dice in giro, perché non produrre una Magnum dedicata alla pala di Benozzo? Le annate sono come le belle donne, vanno artigliate al volo e lasciate decantare in santa pace, per poi tornare a crogiolarsi in loro quando sono giunte a giusta maturazione, perché ormai divenute ineffabili, incomunicabili, aderenti a quello spirito schietto e sornione che è la pietà del passato. Se questo vale per il gentil sesso, vale di più per certi vini, che stapparli dopo molti anni corrisponde a una riparatoria, quanto appagante, forma di fedeltà. Fu così per il Sagrantino 1988 di Adanti e Caprai. Per il “25 Anni” 1995. Per il Cervaro della Sala 1994 e 1996. Per il Campo del Guardiano di Palazzone del 1990. Ma soprattutto per l’emozionante, quanto irreperibile, Villa Monticchio 1988. Sia in Italia che all’estero, s’è scritto molto su questo Sangiovese umbro, definito “una delle più belle espressioni del vitigno outside Tuscany”, lasciato maturare da Giorgio Lungarotti per quasi un decennio prima della sua commercializzazione. Chiara e Teresa, ne parlo senza averne mai bevuto un sorso; senza che tra il mio tessuto epiteliale e lui sia intervenuta quell’intesa che mi avrebbe procurato un godimento incondizionato. Quindi senza essermi mai smarrito nei sogni e nelle sensazioni musicali tipicamente umbri di cui mi è stato riferito da Antonio Boco. Ne parlo perché sono convinto che è questa (quale se no?) la pietas enologica del passato. Forse nel 2025, tra dieci anni esatti, la natura, assecondata dalla maestria degli attuali produttori, ci riproporrà qualcosa del genere, in considerazione della lusinghiera vendemmia di questi giorni. Dico “forse” per scaramanzia. Perché il vino prima di decantarlo sulle riviste specializzate bisogna portarlo alla bocca. Proprio come si fa con una bella donna, in attesa della rivelazione della sua grazia, la sola in grado di condurci a un’ebbra felicità, fatta di visioni fiammanti e scomposti ricordi. Beata umbritudine, umbra beatitudine.


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