2.162 views

Altro che calici di rosso e feste della cuccagna. Il sindaco di Montefalco – in occasione della conferenza stampa romana, difronte a inviati provenienti da mezza Italia – riceve, senza arrossire, i salamelecchi di Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani. Il rapporto di reciproca stima che lega la Tesei al movimentatore massimo dell’arte, già ministro per i beni culturali e ambientali, compiace l’anomala rappresentante della classe politica umbra. L’intesa si riverbera sul sistema Montefalco, i cui attori sono riusciti a mettere insieme i fondi per restaurare la pala della “Madonna della cintola” di Benozzo Gozzoli. L’insigne opera, studiata e descritta da Bernard Berenson e da Roberto Longhi, che di Paolucci fu maestro, sarà trasferita dalla Pinacoteca Vaticana nella chiesa museo di San Francesco. Vi rimarrà esposta dal 18 luglio alla fine dell’anno. Le buone politiche culturali esistono ancora, se di questi tempi l’anomala rappresentante della buona politica umbra riesce a favorire un’inaspettata cooperazione tra pubblico e privato. Lo fa raccogliendo i sessanta mila euro necessari per restaurare l’opera d’arte, ma anche iniziando una futura collaborazione con il museo più importante del mondo. Tutto ebbe inizio con l’esposizione del fondo oro del Beato Angelico, maestro di Benozzo. Poi venne l’acquisizione della lettera del Gozzoli, finanziata con la vendita di un braccialetto in pizzo macramè. Quali altri eventi i due avranno ideato per il prossimo futuro? Comunque vada il tandem Paolucci-Tesei porterà a Montefalco (che lo ricordiamo per i più distratti, si trova in Umbria) molti visitatori. Ci sembra ben speso il gruzzolo elargito in gran parte dal Consorzio Produttori di Vino, ma anche dal Lions di Foligno e da Sistema Museo, per restaurare la pala di Benozzo. Presto rientrerà, accresciuto, nelle tasche della comunità. Dal canto loro i  vignaioli del presidente Pambuffetti dimostrano di saperla lunga e di saperla, anche, raccontare. È con questa nonchalance, senza che la Regione sia stata salassata di un euro (così potendo investire il denaro pubblico in altre apprezzabili iniziative) che uno dei massimi capolavori del Rinascimento italiano torna a casa dopo 167 anni, da quando Pio IX lo spiccò dall’altare maggiore di San Fortunato per portarselo in Vaticano. Per il disturbo il Papa, udite udite, concesse a Montefalco il titolo di città. A dimostrazione della potenza della Chiesa sulle cose del mondo, quelle che vivono nel tempo pur non essendo eterne come lo Spirito. Siparietto. Molte opere di Benozzo mostrano il nostro paesaggio. Il pittore, allievo a Roma e maestro in Umbria, nella pala restaurata, sembra aver dimenticato il Paradiso celeste indicatogli dal Beato Angelico, per raccontarci un altro paradiso, quello verde e luminoso della Valle Spoletana, lo stesso raffigurato nell’affresco della benedizione alla città, che si può ammirare – non ancora pervaso dal calcestruzzo – nella chiesa museo di San Francesco. Ecco allora che le storie della vita del Poverello s’intrecciano con quella della Madonna della Cintola e, proseguendo fino ai giorni nostri, si mescolano con quelle di una comunità viva e vegeta, proiettata verso il possibile confronto tra il mondo del fare (bene) e quello del patrimonio artistico. Una comunità preoccupata che i propri rappresentanti siano in grado di dedicarsi alle buone pratiche. C’è un filo sottile che lega l’allegoria del buono e del cattivo governo, così come – poco meno di un secolo prima di Benozzo – lo dipinse Ambrogio Lorenzetti a Siena. L’arte rinascimentale, in qualche modo, ispirava l’operato di chi allora governava le città. Oggi sta ispirando l’anomala rappresentante che (’stavolta arrossendo non poco) ha pubblicamente incassato il complimento sfuggito al movimentatore massimo del patrimonio artistico nazionale: «Tutto questo prova che esiste ancora la buona politica. Avrei voluto Donatella Tesei governatrice dell’Umbria». Del resto le cappelle sono all’ordine del giorno all’ombra della Sistina. Apriti cielo. Quello del Giudizio Universale. Guarda caso le stesse parole che l’anomala rappresentante sentì pronunciare a palazzo Grazioli alcuni mesi fa. Beata Umbritudine, umbra beatitudine.


Copyright 2011 Limpiccione.it