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Villa Fidelia chiude i battenti. Che ne sarà del superbo parco e della fragrante limonaia? Che fine farà senza i guardiani e gli operai, senza la manifestazione “I Giorni delle Rose”, che lo scorso fine settimana ha portato a Spello migliaia di visitatori? Ci siamo rappresentati la scena del balcone tratta da Shakespeare, con Nando Mismetti nel ruolo di Romeo, trovatosi tra capo e collo l’onerosa dimora signorile che fu di Mercuzio Guasticchi, promosso consigliere regionale. Ora immaginate il neo presidente della Provincia (suo malgrado) – già alle prese con gli afrori del centro storico della Foligno ripavimentata – mentre supplica Catiuscia Forever, che pencolante dal balcone di Villa Fidelia guarda il secolare labirinto di bosso andato a male. Romeo Mismetti supplica Giulietta Marini perché trovi una soluzione per la nobile dimora, dato che dallo scorso lunedì i due custodi che aprivano il cancello ogni mattina sono andati a ricoprire altri ruoli nell’ambito dell’amministrazione. Ma sì, chiudiamola questa villa, tanto che gli fa? Il bosso secolare, dicevamo, è stato attaccato dal parassita Cydalima Perspectalis, ben noto al giardiniere Sandro Vitali, ex sindaco di Spello e direttore dell’azienda vivaistica regionale. Spiegava Vitali che sarebbe bastato sconfiggere le prime larve con un blando trattamento chimico, per consegnare il labirinto alla posterità. Troppo tardi. Il trattamento è iniziato quando le larve avevano già mortalmente attaccato, non in senso metaforico, i giovani germogli. Ogni riferimento è affatto casuale. Ma il direttore del Castellaccio ha un piano fitorisanatore, e forse anche uno per evitare che Villa Fidelia chiuda definitivamente i battenti e il suo giardino diventi terra per i ceci. Peccato che i piani strategici arrivino sempre dopo gli spari. E pensare che sarebbe bastato effettuare la lotta (chi si estranea dalla?) semplicemente utilizzando il Bacillus Thuringiensis, uno dei larvicidi biologici più efficaci e innocui per l’uomo, capace di produrre una tossina che paralizza le funzioni intestinali delle avide bestiole, appunto. Destino cinico e beffardo, il contagio è coinciso con le elezioni regionali, dove Giampiero ne piazza quattro: la Porzi, Barberini, Brega e Smacchi, che fa rima con smacco. Anche ’stavolta la Sanità sarà la madre di tutte le battaglie. Pasquino Perugino, il solito seccatore, scrive su Facebook: «Per capirlo non ci vuole l’abecedario, il presidente è il Sottosegretario». La notte delle rose termina col brivido segnalando l’Umbria all’attenzione di tutti i media nazionali. Passata la strizza, Perugia rivendica un assessorato per Solinas. I signori delle preferenze Cecchini e Chiacchieroni ne escono scontenti. Catiuscia Forever bacia dove cammina Rometti per il suo omaggio floreale che vale un vagone di voti (il 3,4%) senza il quale l’unica rosa vincente avrebbe profumato di Sacro Convento. L’affluenza è al 56%, i posti in giunta sono cinque e gli aspiranti tanti di più, compreso il consigliere di SEL, Biancarelli, che non vorrà svolgere il ruolo di colui che appioppa rose alle coppiette nei ristoranti del centro storico. Conclusione: il bouquet appassito della presidente arriva a malapena all’1,5%. San Francesco ha fatto il miracolo. Diciamo un mezzo miracolo, perché a destra continuano ad avere paura di vincere. Il sermone termina qui. Da quella bellissima frase della scena del balcone (“profumerebbe lo stesso”) non traspare solo il significato dell’immortale e celebrata opera di Shakespeare, ma anche uno scenario più imbarazzante del solito, popolato da consiglieri agli antipodi e in contrapposizione tra loro. Il futuro è incerto, non solo quello della villa e del suo splendido parco dove convolarono a nozze Giovanna di Savoia e Boris III di Bulgaria. Ma sì, piddì o giù di lì, «…in fondo, che cos’è un nome?». Quella che noi chiamiamo una rosa, con qualsiasi altro nome profumerebbe lo stesso. Riuscirà Donatella, la rosa ibridata con le cipolle di Cannara, a salvare la villa, lo storico giardino, i beni artistici della nostra regione e il sorriso del PD?

 


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