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Giuseppe Biancarelli. È questo il nome del neoconsigliere regionale che ha scatenato il dibattito con un post su facebook :”5.398. Il mio conto corrente è stato accreditato di questa somma – si legge nel post – per le competenze di consigliere regionale dal 10 (data della proclamazione) al 30 giugno. Provo un certo imbarazzo, considerato anche che in questo periodo non si è lavorato molto. A breve proporrò qualcosa di diverso, a partire da me stesso e senza cercare di impoverire nessuno“. In molti hanno apprezzato la “denuncia” di Biancarelli, complimentandosi ed esortandolo a continuare con questi propositi il mandato, ma più che imbarazzo si dovrebbe provare rabbia per un sistema che non funziona più e che ha portato questo paese alla sbando. Per 20 giorni di non lavoro – zero commissioni ufficiali, zero assemblee e poche presenze in ufficio – i nostri consiglieri, coloro che si sono presentati come i paladini del cambiamento, hanno già intascato ben 5.398 euro. Ovviamente è tutto regolare. I regolamenti e le leggi dicono che scatta l’indennità dalla proclamazione. Ad aggravare la cosa il fatto che ancora non sono entrati in servizio ufficialmente e neanche è stata scelta la data del primo consiglio regionale. Anche perché ancora gli uffici sono ancora in allestimento (perché lasciarli così come si trovano, risparmiando soldi?!). La legge per chi ha delle indennità non lascia scampo dunque, come ribadito anche dal segretario regionale del PD e anch’egli neoconsigliere Giacomo Leonelli, dopo l’imbeccata de Limpiccione su Twitter: “È questa la legge attuale. Nelle regioni, Parlamento, Sindaci e per tutte le cariche per cui è prevista indennità”. Già. La legge non lascia scampo. Ma quando si tratta di cambiarla non si perde tempo e ci si riesce senza problemi. Come è successo per quella regionale che non ha lasciato spazio ad incertezze politiche. Perché poi solo un consigliere si è fatto avanti? Agli altri non è arrivato il bonifico? Avranno sbagliato a comunicare l’iban? Non fate preoccupare i tanti umbri che hanno votato, per carità.

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