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Ci verrebbe da dire: «Ma sì, mangiamoci su! Due salsicce (come da tradizione locale) e passa la paura» E invece no. Ci è passata la fame. Una fame, che dopo l’articolo di Giovanni Belardelli sul Corriere della Sera, ci obbligherà a farci un semplice piatto di soia perchè prevenire è meglio che curare. Non è bastata neanche la gremita ‘leopoldina’ Umbra, promotrice di cambiamento, per farci tornare l’appetito. Ma se mentre prima potevamo almeno credere in un fittizio rinnovamento, voluto in primis dal giovane segretario regionale PD Giacomo Leonelli, oggi lo sconforto è tornato a dominare il nostro scavato appetito. Non solo perchè, come scrive Belardelli, il PD si è fatto una legge elettorale ad hoc (come le altre regione d’altronde), senza neanche delle soglie minime, ma soprattutto perchè è stata la stessa nomenclatura del partito a volerlo, nonostante abbia sempre detto di voler mettere queste benedette soglie minime (come il 24 febbraio 2015 lo stesso Renato Locchi disse a Nero su Bianco VIDEO). «Probabilmente lo hanno evitato perché oggi come oggi una coalizione raccolta attorno al Pd umbro avrebbe difficoltà a superare quella soglia, con il rischio di perdere poi all’eventuale ballottaggio. Perdere fa parte della democrazia. - scrive Belardelli, che poi prosegue - Ma questa possibilità è ancora difficile da metabolizzare in una regione in cui la sinistra è abituata a vincere sempre e non ha ancora assorbito il trauma della perdita del Comune di Perugia» Le parole di Belardelli però fanno riflettere ma fino ad un certo punto. I sondaggi, finto ottimistici, di un mese fa, infatti, vedevano il PD oscillare tra il 40% e il 48% dei consensi (l’articolo). Un dato obiettivamente basso per non preoccuparsi, che però non coincide con le parole ottimistiche del segretario Leonelli, il quale in serata ha glissato la faccenda con parole generiche – «Come, per cultura, siamo abituati a rispettare i pareri di tutti, a cominciare da quelli di autorevoli costituzionalisti, rispettiamo oggi le opinioni del professor Belardelli, laureato in Lettere e docente di Storia, che dopo essersi speso nella sua carriera nello scrivere riguardo al ventennio, a Mazzini e al Risorgimento oggi si riscopre esperto di diritto costituzionale e leggi elettorali regionali. La realtà è che le modifiche alla legge elettorale umbra, con in primo luogo l’abolizione del listino e l’introduzione della doppia preferenze di genere, sono di fatto migliorative rispetto all’impianto precedente e hanno il merito di parificare il sistema elettorale umbro a quello di tutte le altre regioni d’Italia, fatta eccezione per la Toscana» – ma che oggettivamente, continua Belardelli «segnala la difficoltà o l’incertezza del nuovo corso renziano, saldamente installatosi a Palazzo Chigi, a separarsi da vecchi potentati locali, soprattutto se e quando questi si sono proclamati renziani. Per questo se il governo — che ha 60 giorni di tempo per impugnare o meno la nuova legge umbra — scegliesse di non vederne l’incostituzionalità, non sarebbe un buon segno.» Un paese questo sempre più al contrario, come il muso del pulmino simbolo della leopolda umbra. Infatti qualcosa di anomalo in tutto questo c’è e come ha scritto in questo articolo il prof. Mauro Volpi, docente di diritto costituzionale, sembra assurdo che «una lista, che si è messa con la “più forte”, può conquistare un seggio con un numero esiguo di voti, mentre una esterna alla coalizione può restare fuori dall’assemblea con un numero di voti doppio o anche triplo». Detto questo è il caso di restare leggeri, mangiando un po’ di so(gl)ia, così miglioriamo la linea, la salute e metabolizziamo tutto meglio


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