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Ormai per fare cultura a Perugia serve essere “dotati” di doppio cognome: Panza di Biumo, Frattegiani Bianchi, Ranieri di Sorbello. Se non si possiede questo requisito difficilmente potrai permetterti ad esempio una personale. Ultima in ordine di tempo annunicata dall’assessore Teresa Severini quella di Alfonso Frattegiani Bianchi (leggi). Prima Luca Beatrice organizzava mostre per valorizzare opere di mercanti e galleristi d’arte privati con cui lavorava, quindi l’ente pubblico valorizzava le risorse possedute dai privati… il che portava ad una logica di scambio a vantaggio del privato che non arrivava neanche al pareggio. Adesso invece l’ente pubblico lavora con quelli con il doppio cognome. Un esempio è quello di Frattegiani Bianchi, unico artista umbro facente parte della collezione Panza di Biumo, che propone di fare una mostra del suo collezionista italiano di riferimento e che, come nella migliore logica di scambio, all’artista collezionato, che intercede per esporre il valore del suo collezionista, gli viene promessa e concessa una mostra antologica personale con risorse pubbliche. Il tutto condito da una punta di pressapochismo visto che fino a qualche tempo fa il suddetto artista reputava il territorio locale non di suo gradimento. Fin quando però chi di dovere non ha reputato giusto chiamarlo accorgendosi del doppio cognome, facendo così partire un rituale celebrativo e autocelebrativo che nulla ha di nuovo e di diverso. Da oggi perciò un semplice cittadino con il cognome unico potrebbe avviare le pratiche per usare anche quello materno, entrando di diritto nella cerchia di coloro che possono fare cultura a Perugia. W il doppio cognome allora!


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