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Ecco qui. La polemica è scoppiato e non solo quella dopo le parole forti e senza un minimo di cautela dell’assessore Francesco Calabrese (ma non scordiamo che anche la pazienza dei cittadini è scoppiata visto che è chiaro che non ci sarà mai una vera cooperazione per far rinascere la città). Urlano i quotidiani locali. Impazzano sui social i vari gruppi pro e contro. Sbraitano rabbiosi i politici. Quelli di minoranza comunale chiedono la testa dell’assessore ai lavori pubblici Calabrese. La presidente Marini dichiara che le parole dell’assessore sono gravi nel sollevare temi così seri e ricorda come il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, intervenendo ad un convegno organizzato a Perugia dalla CGIL ha parlato dell’Umbria come di un territorio sano. «Vergognose illazioni su criminalità e il centrosinistra» tuona l’ex sindaco Boccali pronto ad arrivare alle vie legali per tutelare il suo operato e la sua passata maggioranza. Intanto Calabrese, che avrebbe fatto meglio a stare zitto, conscio della figura madornale, rettifica le sue parole sminuendo la cosa: «Violente reazioni ad alcune banali domande, non accuso nessuno» e aggiunge «Perugia non può essere derubricata a manipoli di disperati che circolano per la città. Come noto sono tutt’altro che affezionato al mio incarico». Persino dal Senato della Repubblica arriva la nota della senatrice Cardinali: «Forse Calabrese conosce cose che né i cittadini, né le istituzioni conoscono e che, spero per lui, sia in grado di dimostrare con fatti, nomi e cognomi. Anzi, lo invito a denunciare immediatamente alle autorità competenti ciò’ che sa. Diversamente, pensi seriamente di tornare ad occuparsi d’altro, magari con più serietà, sapendo che sarà chiamato a rispondere delle sue affermazioni in prima persona nelle sedi opportune, che non sono le pagine dei giornali o i post su Facebook, ma le aule di tribunale dove questioni così gravi devono essere trattate». Tante le parole. Troppe. Molte delle quali atte cavalcare una polemica nata già morta (visto che la criminalità e le infiltrazioni mafiose in Umbria sono purtroppo una dura realtà), ma che si tende ad amplificare per la chiara e misera volontà da campagna elettorale. Altre uscite da bocche che prima di questa giunta sono riuscite a perdere le elezioni proprio sullo scottante tema della sicurezza. Perciò prima di aprire bocca (vale sia per Calabrese che per gli infuriati esponenti della vecchia amministrazione) è meglio pensare bene a quello che veramente si vuole dire. Ah! E se Calabrese non tiene al suo posto, il che fa pensare che non abbia voglia di fare quello per cui è stato chiamato a fare, può benissimo prendere la porta e tornare alla sua professione.


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