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A Montefalco ci si domanda il senso finale della scommessa fatta ormai tanti anni fa – a istinto o a capriccio – dai viticultori del territorio impegnati a far conoscere il loro prodotto costituzionalmente artigianale. Il Sagrantino nasce come vino condizionato dai luoghi, dai modi, dai limiti imposti dalla terra, dagli agricoltori che tramandano le metodologie ereditate dai padri. Metodologie, in vigna e in cantina, refrattarie alle innovazioni, basate sulle cure individuali, sulle prescrizioni familiari su come potare le viti, procedere agli innesti, ai trattamenti, sulla scelta del tempo in cui è meglio vendemmiare, pigiare diraspando o non diraspando, sul tempo in cui far fermentare, filtrare, mescolare il mosto. Oggi la musica è cambiata. Non lo immaginavano nemmeno quei pionieri che il loro vino si sarebbe così prepotentemente affermato. Perché questo successo non sfumi è importante chiedersi cosa sia mai la vitivinicoltura in Umbria. Un’opera d’arte? Un essere vivente? Una fetta di paesaggio? Una quota di mercato? Martedì scorso il sindaco Tesei e il Consorzio Produttori (150 per la precisione) hanno presentato l’annata 2011 ai giornalisti delle principali testate di settore provenienti da Giappone, Cina, Germania, Austria, Francia, Grecia, Svizzera, Danimarca, Croazia, Spagna, Regno Unito, Finlandia, Svezia, Polonia e Stati Uniti. Per dirla con il poeta, regnava un’edificante armonia per le vie del borgo, le anime a rallegrar. I produttori di Montefalco sanno fare bene la loro parte quando si tratta di ampliare lo spazio comunicativo a platee sempre più vaste. Il presidente di Assoenologi e del comitato scientifico per l’allestimento del padiglione del vino italiano ad Expo 2015, Riccardo Cotarella, nel corso di una gremita conferenza, lo ha spiegato con aria professorale (come se i produttori presenti fossero venuti a valle con la piena) che il romanticismo non porta più da nessuna parte. In verità, non si va più da nessuna parte nemmeno con l’omologazione del prodotto. I mercati sono saturi e la piattezza enologica alla lunga non paga. Il successo del Sagrantino sta soprattutto nella sua domata spigolosità, ma pur sempre di spigolosità si tratta. Le scuole di pensiero sono sempre due. L’aria, il vento, la luce, l’umidità, le pratiche agricole, l’esposizione delle vigne non è possibile razionarli fino in fondo, così come la viticultura non può essere solo quella industrializzata. O meglio, al consulente delle aziende vinicole di D’Alema e di Bruno Vespa – fiduciario del ministro per le Politiche Agricole Maurizio Martina – rispondiamo che il vino può essere razionalizzato solo in qualche misura, perché somiglia all’opera d’arte e come tale è una imprevedibile e misteriosa creatura biologicamente autonoma che continua a vivere trasformandosi senza sosta. Pretenderne la stabilità è pura utopia, oltre che sicuro danno. Certi vini, riconosciuti perfetti agli esami di carattere chimico e organolettico, il palato li rifiuta, perché il gradimento sfugge a qualsiasi analisi scientifica. Nessuna dimostrazione filologica potrà mai tradurre in formule la bellezza degli affreschi di Benozzo Gozzoli, per rimanere in tema. Tuttavia l’enologia montefalchese ha compiuto passi da gigante. Lo ha fatto più velocemente di quella orvietana, rispetto alla quale ha accumulato secoli di svantaggio. Il successo dell’annata 2011 è ascrivibile a due condizioni meteorologiche distinte, seppur ben integrate tra loro, come ha spiegato il Presidente del Consorzio Tutela Vini Montefalco, Amilcare Pambuffetti. La piovosità primaverile, il clima caldo e asciutto, con temperature sopra la media, dell’estate protrattesi fino alla metà di ottobre hanno favorito la perfetta maturazione delle uve, così come il giusto equilibrio dei polifenoli, garantendo al prodotto una notevole longevità, caratteristica ormai unanimemente riconosciuta al Sagrantino. Oggi le aziende locali, sulla scia dei leader del territorio, sono consapevoli della necessità di salvaguardare l’ambiente, dell’uso razionale dell’energia e della concimazione organica. Hanno gradualmente abbandonato, senza rinnegarle, le esperienze dei padri, scegliendo l’innovazione e il cambiamento al servizio di strategie imprenditoriali sempre più mirate. Per i trattamenti in vigneto hanno addirittura protocollato nuovi macchinari. Alcune di loro stanno già riducendo il consumo di fitofarmaci mediante utilizzo di sistemi software che valutano in tempo reale lo stato fitosanitario delle viti e regolano la concentrazione della miscela di prodotto da distribuire in vigneto attraverso mappe GPS. Se gli stessi principi quest’anno fossero stati adottati negli uliveti non saremmo rimasti senza olio. Montefalco non sta con le mani in mano e presto il servizio di web assistance per la gestione ottimizzata dei vigneti, affidata ai modelli previsionali, sostituirà – grazie a stazioni meteo sperimentali (in alcune aziende già attive) – gli antiquati trattamenti a calendario, con un conseguente guadagno economico e in termini di sostenibilità ambientale. “Ccà” tra le vigne di Sagrantino “nisciun’è fesso”.


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