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Dalle piste di cocaina Perugia è passata a quelle di pattinaggio: guai a farsi mancare qualche gelida culata al chiaro di luna. A sfogliare i giornali e seguire i social, sembra che il dibattito politico in Umbria si sia ridotto ai mercatini dell’Avvento. Sentite Pasquino Perugino: «Per consolarmi con vodka e caviale / mi metto in cerca dello stand di Russia, / cercavo proprio quello, non la Prussia, / cercavo ciò che lessi sul giornale. / Ma giunto in bancarella che stupore! / Di vodka e di cavial nemmeno il segno, / solo matrioske fatte in legno / ed una sorpresina con clamore. / Vendevano t-shirt di Vladimiro, / ma mica del boccal che conosciamo, / di Putin che con volto poco umano / sorride come può far un’emiro. / Che gioia i mercatini di Natale / dove sono esposti in mezzo a via / ritratti che con la democrazia / ci stanno come a mensa c’è il caviale!». Foligno rianima il suo centro tirando in ballo Strasburgo, la Carinzia e il Tirolo. Scopiazza Stille Nacht, che in italiano suona: «astro del ciel, pargol divin, mite agnello, redentor, tu che i vati da lungi sognâr». Intanto a pochi giorni dalle regionali il dibattito politico langue sotto il logoro albero della spending review. Si salvano i paesi fedeli al Vangelo, che schifando l’artigianato cinese, commemorano il Natale coi presepi: il presepio artistico di Ferentillo, quello monumentale di Città della Pieve, quello meccanizzato di Budino, quello nel pozzo a Orvieto, quelli viventi di Petrignano d’Assisi, Marcellano, Casa Castalda e Rasiglia. Peccato che la festività sia diventata la metafora degli asinelli, del popolo bue e delle mangiatoie di partito, mentre le imposte locali pesano sempre di più sul calendario dell’Avvento. Lo scorso anno di questi tempi la colpa era dei Re Magi berlusconiani. Oggi la gente s’è accorta che è necessaria una seria alternativa di governo. Eppure – leggendo i giornali e i contenuti dei social – sembra che ad occupare gli incubi degli umbri siano piuttosto i mercatini natalizi o, peggio ancora, i pomeriggi Holiday On Ice, veri e propri attentati al blasone di una piazza. Quante fesserie ci tocca mandare giù. «Luce dona alle menti». A casa sono in tanti a chiedersi in che modo saranno impiegate queste imposte che ci prelevano come definitive gocce di sangue. Che non siamo a Strasburgo ce ne siamo accorti dal tanfo di mondezza che si spande nelle vie non illuminate a festa. Trattasi di afrori natalizi sparsi nell’aria manco tanto invernale, altro che vin brulé servito mentre si gioca a tombola e mercante in fiera. Per fortuna gli occhi dei piccoli immigrati brillano ancora alla vista della giostra. Gioiscono delle dolci melodie che provengono dagli altoparlanti stridenti, il cui nobile scopo è quello di preparare gli animi al raccoglimento e alla festa più o meno sgraziata, in attesa dei saldi di gennaio: «tu che angeliche voci nunziâr, luce dona alle menti, pace infondi nei cuor».


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