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Immaginario cinepanettone umbro interpretato dal sindaco di Montefalco, che poi tanto immaginario non è, viste le rivelazioni di Catia Polidori. Tra il serio e il faceto tentiamo una ricostruzione. Mercoledì 10, Foligno. Interno di ristorante. La telecamera inquadra i piatti che escono pigri dalla cucina di Luisa Scolastra, mentre Donatella Tesei dialoga in sala con le amiche. Squilla il cellulare. E’ la coordinatrice di Forza Italia: «Preparati, perché il Capo ti vuole vedere domani a palazzo Grazioli». Giovedì 11, ore 18.30, Roma. Piano sequenza che sarebbe piaciuto ad Orson Welles di Quarto Potere. Interno di palazzo abitato nei secoli da nobili famiglie romane. Scalinata. Donatella reca con sicurezza una pesante cassa di vino per il Capo, che l’accoglie nel salotto buono. E’ contornato da onorevoli, ex ministri, esponenti del parlamentino. Scambio garbato di convenevoli. Consegna del carico polifenolico, breve spiegazione della Tesei sull’azione anti-ossidante e anti-infiammatoria del Sagrantino. Omaggio del volume su Benozzo Gozzoli. Fine del piano sequenza. Segue barzelletta dal repertorio del Presidente. S’odono risate compiacenti e applausi in sala. La Tesei non è la Boschi. Non ride, guarda il soffitto, troppo alto, apparentemente irraggiungibile, quando il Capo, con aria sofferente e virile, il trucco appena sfatto, il volto segnato dall’età, più fascinoso che mai (è ovvio che abbia goduto e sofferto molto) le dice: «Non sbagliava Vittorio» alludendo a Sgarbi «me lo aveva detto che al sindaco di Montefalco non mancavano gli attributi». Lieve imbarazzo tra i presenti. Long take sui vasti saloni e sui lunghi corridoi. La telecamera inquadra i soffitti affrescati mentre il terzetto s’apparta in uno studio riservato: «Presidente, gli umbri sono stanchi, s’aspettano un cambiamento radicale». Lui, che a malincuore ha cominciato a gustare la panna della terza età, che non muove un muscolo checchè gli accada intorno, le afferra un braccio tirandola a sé e in un impasto squisito di sentimenti e di duro, modello Putin, le domanda cosa ne pensa delle primarie. «Sono contraria, presidente» risponde Donatella ritraendosi di poco. Sotto il pigmento teatrale il Capo mostra il volto soddisfatto. «Mi consenta. Lei mi piace Elisei». «Tesei, presidente, Tesei con la ti». Inquadratura degli occhi di lui che s’inumidiscono di tenerezza, mentre le labbra accennano una smorfia di brianzola soddisfazione: «La monitoriamo da mesi, ormai. Se la sente di presentarsi capolista alle regionali?». La telecamera si sposta sulla Polidori che sobbalza sulla seggiola, a momenti cade. Donatella, con dolce approssimazione, elenca tutte le promesse che ha fatto al popolo degli elettori. Il presidente conosce il risultato bulgaro. L’ha votata il sessantaquattro per cento degli ammessi alle urne. Un plebiscito a Montefalco, dove “ per le vie del borgo/ dal ribollir de’ tini/va l’aspro odor de i vini/ l’anime a rallegrar”, ma non vola una critica al suo secondo mandato. Perché la Tesei piace ai vignaioli, al Consorzio di Tutela, ai dipendenti del Comune, ai dipendenti del museo, agli albergatori, ai ristoratori e persino – dicono i maligni – a certi suoi avversari, che i reali avversari ce l’hanno dentro casa. Chissà cosa ha pensato il presidente quando la sindaca senza peli sulla lingua ha garbatamente, ma non definitivamente, declinato il suo invito? Proviamo ad immaginarci la scena: «Io ce la vedo bene in quel ruolo». «Sono lusingata, ma devo adempiere fino in fondo al mio mandato, realizzare il mio programma a Montefalco». E lui: «Cribbio, i suoi elettori ne sarebbero solo contenti». Inquadratura dello sguardo eretico della Tesei: «Non saprei, presidente, con loro ho un rapporto di schietta amicizia, appena torno a casa li interpello uno per uno e poi glielo faccio sapere». La questione è ancora aperta. Chi vivrà vedrà. Nell’Italia umile ma decisa, nella provincia isolata, poco o nulla resiste alle lusinghe. Del resto c’è chi si sta scannando per un posto in Consiglio Regionale, intanto che la Tesei vuole dare forma sensibile all’immagine del sindaco amato che stagiona nel suo borgo. Si sarà ispirata a Benozzo, che pur di non lasciare la sua opera oppose un garbato rifiuto a un Berlusconi dell’epoca, tale Michele di Felice Brancacci da Firenze, che lo richiamava in patria per un importante incarico. Il Gozzoli rifiutò perché impegnato nel completamento del ciclo pittorico della chiesa di San Francesco, offrendo un esempio di buona amministrazione della propria arte, che oggi in tanti corrono ad ammirare. Certe volte le sceneggiature superano la realtà, così come i cinepanettoni di Natale risultano indigesti a chi auspica epiloghi diversi. Tanto a decidere sarà ancora una volta solamente lui.


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