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Molti aspetti dell’esperienza umana ricadono quasi naturalmente nel dominio del paradosso. Capita di lasciarci sorprendere da qualcosa che sappiamo avverrà con certezza. Funziona un po’ come la vecchiaia: sai bene che deve venire, poi quando all’improvviso arriva ti trova impreparato. Prendiamo ad esempio la tanto agognata apertura del tratto stradale Colfiorito-Serravalle del Chienti, segmento del progetto Quadrilatero, che sarà ultimato a Natale. Pasqua con i tuoi, Natale col brodetto alla civitanovese. Prenotare per tempo. Entro la fine del 2015 toccherà alla Flaminia, tratto Pontecentesimo-Foligno. Mai impatto sul paesaggio fu più impietoso, ’stavolta a danno della valle del Topino. Va bene, le infrastrutture non possono più aspettare. Ciò che assumeva le fattezze dell’inatteso è finalmente arrivato, grazie al decreto “Sblocca Italia” che ha portato gli sghei per il completamento di opere provvidenziali, se non per il nostro ambiente, per i nostri territori interclusi. I tempi per raggiungere l’autostrada Adriatica saranno dimezzati. Seguirà il completamento della Fabriano-Muccia, che unirà la S.S. 76 (Perugia-Ancona) con la 77 “Val di Chienti”. Per il miracoloso raddoppio del binario Orte-Falconara ci stiamo attrezzando.

Siparietto. “Campagne Umbre”, lo studio di Henri Desplanques che bisognerebbe rendere obbligatorio nelle scuole, illustra bene il quadro ricco di contrasti. Descrive la regione continentale per sua natura poco adatta agli scambi, composta soprattutto da alte terre e bacini chiusi. L’Umbria gravita sulle sue pianure interne che, formando un unico bacino, ne rappresentano la parte vitale, “una piccola Lombardia sperduta nell’Italia Centrale”. I contrasti non sono solo di natura geologica e paesaggistica, marcati dai campi, dagli argini secolari realizzati per proteggere la pianura dalla minaccia delle acque, dalle querce piantate ovunque (oggi addossate al cemento). Sono soprattutto quelli segnati dalle città, dagli insediamenti che testimoniano le varie fasi dello sviluppo, più o meno devastanti. Poi ci sono le strade il cui disegno particellare porta ancora l’impronta romana. Ad esse si sovrappongono le nuove infrastrutture e le periferie sostituitesi agli spazi rurali. Oggi che la policoltura arborea è scomparsa sopravvivono solamente poche strutture fondiarie alla crescente urbanizzazione. E allora, se cemento deve essere, cemento sia, ma sparso con un minimo di grazia. L’Umbria, ineluttabilmente collocata sul crocevia mediterraneo, sarà presto percorsa in lungo e in largo da strade e viadotti di inaudita portata. Siamo pronti per quello che ci aspetta? Sapremo sfruttare le opportunità offertici dai nuovi scenari che si aprono? Anni di attesa, dibattiti, convegni, barricate per gli svincoli e poi all’improvviso le strade ci piomberanno addosso e saremo impreparati a riceverle. Lo storico di domani scriverà che la mancanza di una visione d’insieme, unita all’assenza di una connessione con la natura, furono la causa di terribili danni. Scriverà che la maniera stessa con cui concepimmo i nuovi luoghi produsse soprattutto rifiuti e bruttezza. Non sia mai che scriva pure che in qualche modo la Quadrilatero – o quello che verrà dopo della Quadrilatero – ebbe il merito di liberare l’Umbria dall’isolamento affinché, in questa Lombardia sperduta nell’Italia di mezzo, Foligno rappresentasse compitamente lo snodo dei traffici in una macroregione attraversata in lungo e in largo dai nuovi assetti viari: una la piccola Milano “de noialtri”, nell’accezione più visionaria del termine.


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