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Mentre Paride Stefanini, il padre della chirurgia italiana, su invito del fraterno amico Giuseppe Ermini operava presso il Policlinico di Perugia, Alcide De Gasperi – mostrando vergogna nazionale per i Sassi di Matera – faceva sfollare la città fantasma per le pessime condizioni igieniche che avevano comportato un’altissima mortalità infantile. Ne parlò tutto il mondo. A Matera si moriva per le polmoniti e per l’umidità e a Perugia, la città di Luisa Spagnoli, dei Buitoni e della Perugina, molte vite erano salvate in nome dei progressi della chirurgia. Ermini fu rettore dell’Università dal 1945 al 1976, fu il padre vero dell’ateneo, ministro della Pubblica Istruzione, deputato già all’assemblea costituente fino al 1968 e senatore fino al 1976. Quelli furono gli anni più belli dell’Università per gli Stranieri, di Aldo Capitini e di Carlo Sforza, laboratorio internazionale di discussione, di dibattito, di confronto e di scambio tra i popoli. Ma che disastro a Matera. Palmiro Togliatti la visitò per primo nel ’48. Poi toccò a De Gasperi nel 1952, che nel 1954 firmò la prima legge speciale per lo sfollamento dei Sassi. I due terzi degli abitanti furono sfollati nei nuovi rioni per ordine dello Stato. La nuova Matera diventò così una città vitale, con un centro storico defunto. I Sassi furono definiti il più grande centro storico completamente abbandonato del mondo. Oggi, da città fantasma, da vergogna nazionale assurge a capitale di un riscatto. Forse sarà stato questo. Chissà? Forse il gesto di essere in grado di rialzarsi e di imporsi con la forza dei propri ruderi racchiude in sé il concetto di cultura, qualcosa che sappia dire al mondo intero, non solo all’Europa, “ce la possiamo fare”. Certe volte le bocciature inferte in età adolescenziale sono alla base di una brillante carriera universitaria. Questo è il solo messaggio d’augurio che deve circolare


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