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Il giorno del giudizio s’avvicina. Nella short list delle sei candidate italiane a capitale europea della cultura 2019 (Siena, Perugia-Assisi, Cagliari, Lecce, Ravenna e Matera) Perugia è il fanalino di coda. C’è chi giura che il verdetto sia ormai scontato. Ma nel calcio, così come nella vita, anche se sei sotto per tre a zero al settantacinquesimo, non si vende la pelle dell’orso prima di averlo accoppato. Ad accoppare noi, il 16 ottobre, interverrà la sentenza. Oggi Matera stacca il gruppetto delle inseguitrici. Siena è mestamente penultima. Perugia ultima. Cerchiamo di capire il perché. Entrambe hanno schierato in campo le vecchie glorie, senza accorgersi che il mondo è cambiato nei secoli che ci separano dal Rinascimento. Se Siena ha come attenuante che negli ultimi tre anni le è andato tutto a Monte (dei Paschi), su Perugia-Assisi pesano le aggravanti dell’autoreferenzialità, delle ambizioni sbagliate, dell’immobilismo pedante. Per chi si candidi a capitale culturale questi si chiamano peccati di superbia. Anche d’ignavia. Aver dato i natali a San Francesco (la candidatura è in condominio), aver annoverato due decadenti università, aver messo in mostra il Perugino e Giotto, rappresenta vana ostentazione di pre-requisiti. Sarebbe stato meglio candidare Norcia, anziché Assisi, per mettere con le spalle al muro la sprezzante Europa, che non avrebbe di sicuro ripudiato il comune patrono. Battute a parte – perché c’è poco da ridere – il peccato di superbia sta nel non aver considerato che la commissione formata dal Consiglio dei Ministri Europeo non vuole cariatidi tra i piedi. Chiede progetti dinamici finalizzati all’innovazione culturale, alla cooperazione tra i vari operatori delle altre città europee. Vuole progetti che facciano emergere la ricchezza della diversità culturale, enfatizzino gli aspetti comuni alle culture del fin troppo Vecchio Continente. Non si designa capitale della cultura una città solo per il ruolo che la storia le ha assegnato. Semmai per quanto si propone di fare, per gli specifici programmi culturali che intende realizzare. Sia Matera che Assisi, ma anche Siena, sono nella lista del patrimonio Unesco. Ma solo Matera se ne giova, avendo avanzato una candidatura dinamica, con una doppia valenza: rigorosa tutela urbanistica e valorizzazione dei Sassi. Massima progettualità in termini di progress culturale, quindi. Ve la ricordate la città della Basilicata qualche anno fa? Era un mucchio di pietre. Se Assisi è museificata e salmodiante (il turismo religioso l’assedia più che promuoverla) Siena è rassegnata. Perugia s’è seduta sulle seggiole scrostate di corso Vannucci, mostrandosi incapace di elevarsi a innovativo contenitore culturale. Fa eccezione l’invidiato e notiziabile Festival del Giornalismo, sul futuro del quale, però, alzi la mano chi è pronto a scommettere un euro.

Siparietto. Vi suggerisce niente il risultato elettorale? Quanto a Romizi staremo a vedere se avrà imparato la lezione inflitta a chi lo ha preceduto, disgraziatamente a danno di chi è venuto dopo. Ma ciò che pesa di più nel giudizio della commissione, diciamocelo, è l’assenza di partecipazione e di coinvolgimento dei residenti. Converrebbe rileggere Marc Augé e domandarsi se delle tre qualità che un luogo deve possedere, Perugia ne sia effettivamente corredata. E in che misura. Certo è storica. Ma è identitaria? Soprattutto quale identità propone? Quella narrata durante la settimana di Umbria Jazz? Sì, il Jazz, forse vent’anni fa. È relazionale? Le bancarelle dell’ineffabile pifferaio portano tanta gente, vero, ma da sole non valgono una candidatura. Al massimo una gradevole abbuffata di cioccolata e un po’ di casino nel centro storico. In che modo questa realtà culturale è in grado di raccordarsi con quelle europee? È sufficiente una raffica di scatti di McCurry per sviluppare progetti creativi rispondenti alle sfide che l’Europa dovrà affrontare? Bamboli, qui tratta di sviluppo sostenibile, di pianificazione urbana integrata della città della cultura, di conoscenze che rinforzino la crescita economica, di creatività e tecnologie digitali, di progresso capace di promuovere il dialogo interculturale, di inclusione sociale rispetto ai cambiamenti in atto nel bacino mediterraneo. Non di bolsa auto-referenzialità. La cultura che piace all’Europa non sta più nella turris eburnea, nei musei, ma nelle idee, nelle piazze, nella gente, nella capacità attrattiva. Se Matera vincerà (noi crediamo poco ai recuperi in zona Cesarini) lo dovrà a due fattori. Il primo è che la candidatura è stata sostenuta dai cittadini, il secondo che il suo dossier ha uno slogan perfetto: fare e innovare. Se i senesi potevano ancora ispirarsi all’Allegoria del Buon Governo, raffigurata nell’affresco di Ambrogio Lorenzetti, Perugia e Assisi, possono invocare una sola attenuante: di Lorenzetti non hanno più neppure Maria Rita. Beata umbritudine, umbra beatitudine.

  • sawney

    Perché non spiegare di che classifica si sta parlando?
    Un giornalista onesto dovrebbe citare le proprie fonti. Dovrebbe dire che si sta citando ed urlando il risultato di un’analisi di una società privata che non c’entra nulla con il soggetto che deciderà l’ECoC. Un’analisi fatta con strumenti in genere usati per ambiti diversi.
    Ma in fondo vi serve solo la scusa per sfogare i vostri astiosi rancori. Tutto è sbagliato, tutto va male. Sempre a fare il tifo per la sconfitta, così da potersi poi dilettare nella più italica delle arti: la lamentosa critica saccente di chi non ha mai mosso un dito per fare niente.

    • http://www.limpiccione.it/ Limpiccione

      Gen.le Sawney, La ringrazio per aver commentato l’articolo di Giovanni. ognuno di noi è libero di esprimersi come meglio crede. Certamente Giovanni Picuti, che collabora con noi de Limpiccione (ci consente di pubblicare i suoi articoli) avrà il piacere di risponderle. Per quello che concerne noi Le possiamo dire che nella nostra home c’è un articolo scritto dalla redazione in cui si specifica dove sono state prese le fonti e che tipo di analisi è stata fatta. Perciò ci sembra di aver chiarito la tipologia di classifica. Ci preme dirle che questo sito non vuole “lucrare” su determinate situazione solo per stizza, anzi, vuole cercar di tirare fuori il meglio ed il peggio della nostra società (compito arduo, le assicuro) al fine di stimolare chi ci amministra a reagire sul serio e che da qualche tempo a questa parte sembra essersi adagiato sugli allori (che sono solo i loro però). Il nostro è un modo per stimolare un dibattito vero. Non di facciata. Non ci sembra ci sia stato un solo quotidiano o blog che si è preso la briga di analizzare se Perugia si poteva permettere o meno questa candidatura. Subito tutti entusiasti. Forse la verità sta nel mezzo. Noi continueremo a cercarla. Saluti

      • sawney

        Vi ringrazio. Non discuto il vostro lavoro. Vedo bene i limiti di Perugia e delle amministrazioni locali. Ma la città che dovesse vincere il titolo di Capitale della Cultura avrebbe fondi pubblici e privati da investire nella cultura ed una grande visibilità nazionale e internazionale. A me pare una buona occasione di rilancio.
        Leggendo l’articolo mi è sembrato invece di scorgere una malcelata soddisfazione per la possible sconfitta. Stante la pregressa situazione di Perugia, io credo che per il territorio sia meglio una vittoria, e fare il tifo per il peggio, solo per poter avvalorare le proprie tesi mi pare sciocco. Saluti

        • http://www.limpiccione.it/ Limpiccione

          Sul fatto che sarebbe una grande opportunità non si discute. Non mi sembra che si stia tifando per il peggio… ma si tende ad evidenziare il “malcostume” in cui negli ultimi anni è caduta Perugia, purtroppo. Saluti


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