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Incedono sicuri con le compagne incollate al braccio come cozze ad uno scoglio. Sull’altro braccio (delle compagne) vi è appesa la storia, i valori e il savoir-faire della Maison Vuitton, modelli fuori produzione, di quando le cose andavano meglio. Come intelligenza comanda, insostenibilmente lievi nell’essere, assicurano che in un porto di terra qual è l’Umbria, identità e innovazione, tradizione e visione sovversiva del mondo possano convivere. Per non perdere l’abitudine leccano gelati. Di Grome, naturalmente, mantecati freschi ogni giorno: caramello al sale rosa dell’Himalaya, cioccolato extra noir “Teyuna”, cosparsi di granella di mandorla pizzuta d’Avola e pistacchi di Bronte. Dicono: “finalmente l’Umbria sta cambiando”, ma lo sanno anche i sassi che non è vero. Capitani di lungo “sorso”, in attesa dell’onda del progresso passeggiano dentro i mocassini Tod’s Free Shipping. Vivono in un equivoco. Mentendo a se stessi. In un bar del centro, uno di loro, tiene una lezione sul ruolo dei trasporti pubblici, spiegandone il valore strategico per la crescita della regione. Poche idee ma confuse si spargono tra il chiasso dei piattini. “L’Umbria che piace riduce. Tu riduci?” Ora ci è finalmente chiaro il concetto di bike sharing, quello di condivisione a due ruote, del trasporto intermodale di prossimità. «Il mini metrò appartiene al passato, ormai» dice il professore trafelato mentre esce dal bar, richiamato dal fischio del vigile che gli sta multando il Suv. Ma il cliente ha sempre ragione. S’ode il vibrare satanico del subwoofer che manda un pezzo di Dj Ralf. Quello dove lui canta il cielo in una stanza e poi «attacca da paura», come ci spiega la frega di Cenerente con il piercing al naso, che già alle dieci di mattina s’è bevuta il suo secondo energy drink. Nelle stanze che contano (sempre di meno) si fa strada il vecchio pensiero stupendo del “passante” tra Ponte S. Giovanni e S. Sisto, che farà fuori Fontivegge, secondo il progetto dell’Università. Vuoi vedere che stavolta ce la facciamo davvero a collegare la città con la FCU? In queste miti giornate di settembre Perugia è ancora più bella, da Porta Sole ai giardini Carducci. Qualcuno dovrebbe spiegarle, però, che non è il caso di rimanere amorevolmente fedele a se stessa. Meglio riscoprire la voglia di osare dei suoi capitani di ventura che negli anni Ottanta rispondevano al nome di Lino Spagnoli, Giorgio Lungarotti, Leonardo Servadio, Franco D’Attoma, Spartaco Ghini e Umberto Ginocchietti. Mica mezzadri irrisolti. Loro sì che scorrazzavano per il mondo, come oggi è capace di fare solo Brunello Cucinelli. Era la Perugia di Lamberto Sposini, che con la chioma scaruffata la domenica pomeriggio si collegava dalla sede regionale RAI con Paolo Valenti, cioè con l’Italia intera intervistando Ilario Castagner, Walter Novellino e Paolo Rossi. Chiedete a Mario Mariano, che di queste cose se ne intende. Quella sì che fu “la petit capitale” di un regno ormai tramontato. Ve la ricordate l’Ellesse? Fu sponsor principale della Coppa del Mondo di Spagna ’82, quando l’Italia sbacchiò la Germania portandosi a casa tra le braccia di Sandro Pertini la Coppa del Mondo.

Siparietto. Oggi che le cose si sono complicate assai gli umbri incagliano sterilmente le loro dita nella tastiera dello smartphone, ignari che il dominio della complessità è una delle principali sfide che ci attende, come ha tenuto a spiegare – anche in presenza della presidente Marini – nel corso di Enologica 35 a Montefalco, Mirko Lalli, fondatore e digital strategist di Travel Appeal, società in grado di intercettare i big data e le principali tendenze riferibili alle destinazioni turistiche. Ha fatto bene Lalli a ricordarci che il mondo è sempre più interconnesso e che ogni cosa è, ormai, collegata con le altre. Viene da chiederci: quale futuro per questa regione, ora che l’economia dei sistemi complessi è in grado di garantire in tempo utile informazioni che tecniche convenzionali non sono in grado di offrire? Ora che tutto s’è fatto sistema siamo nelle vostre mani, con la speranza che riuscirete a mappare l’intera economia globale, sebbene non vi sia riuscito con quella locale. Voi che ci rappresentate in modo così insostenibilmente lieve nell’essere, voi che organizzate Hackathons, che vi confrontate quotidianamente con esperti d’informatica, sviluppatori di software, programmatori e grafici web, che programmate incontri di Travel Appeal e formate esperti in H-Farm, che date la caccia ai gufi attraverso sistemi avanzatissimi di avvistamento, fateci riscoprire la voglia di osare. Intanto cominciate a iscrivervi a Twitter (basta un po’ di pazienza e cinque minuti d’orologio) tutto il resto viene da sé. Beata umbritudine, umbra beatitudine.


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