1.602 views

E’ facile denigrare Foligno se non la conosci bene. Talvolta questa città non si sforza per farsi comprendere. Secondo una regia consolidata, colloquia a modo suo con il resto della regione. Spesso non si capisce di che pasta sia fatta. A proposito di cose che non si capiscono la conoscete la storia di quella badessa, resa celebre da un’intervista della Fallaci ad Andreotti? La santa donna aveva due cardellini che tentava di accoppiare, senza mai riuscirci. Non era neppure capace di stabilire se fossero dello stesso sesso. Tantomeno aveva idea a quale dei due sessi appartenessero. Un giorno, esasperata, sbottò: “Alla faccia del somaro! Con lui si vede subito se è maschio o femmina!”. Audace quanto pragmatica conclusione, per una badessa. Perugia è decisamente maschia e accentratrice. Gubbio è virile come i suoi Ceri e le sue torri. Terni è la cugina burina di Roma. Assisi è fatta della stessa pasta degli angeli. Foligno – ibridata nel corso dei secoli – si distingue dalle altre. E’ maschia se pensiamo ai Trinci, ma allo stesso tempo è la più bagascia di tutte, con rispetto parlando. Di certo non soffre – come taluni detrattori sostengono – di complessi d’inferiorità. Non fosse altro perché conserva, storicamente fissata, la sua centralità, che le costò, così come a Terni, molti morti per bombardamento. Chissà perché? Detta centralità, con il passar del tempo, assurse a brand territoriale. Metteteci la mano sul fuoco. Presto o tardi avrà tutte le carte in regola per un nuovo protagonismo in seno alla regione. Anche nella costituenda macroregione “di mezzo”, quando verrà. Perché la centralità non è acqua. Decretata la fine del modello produttivista-liberista che l’aveva consacrata artefice tra le due guerre, deve puntare di più sul recupero dei valori territoriali primari, sul proprio corredo identitario, per trasformarsi da segmento di traffico a perimetro inclusivo. Attendiamo l’apertura dei varchi veloci che la collegano alle Marche e ne riparliamo. La città esce da una consultazione elettorale senza esclusione di colpi. “Il sistema, pur logoro, ha retto” dicono con enfasi a sinistra. Ma cosa sarebbe la politica senza l’enfasi? Al di là del frettoloso slogan “Il futuro già è qui” l’ amministrazione dovrà mostrarsi capace di favorire la convivenza tra le componenti sociali (Quintana, Fondazione, associazioni di categoria e associazioni culturali) all’interno di un progetto di comunità fondato su un rinnovato alfabeto civile. E’ indispensabile svecchiare il rapporto con l’Ente Giostra riconoscendo a quest’ultimo il valore di testimonianza antropologica e la capacità – non ancora interamente esplicitata – di stimolare gli approfondimenti culturali necessari al divenire socioeconomico del territorio. A proposito, non rinveniamo traccia nel dossier candidatura di Perugia-Assisi a capitale europea, di Quintana, tantomeno di Festival della Scienza. Ci avete fatto caso Domenico Metelli e Gigio Mingarelli, che pure avete lavorato sodo e bene? Mica per gettare altra benzina sul fuoco. Per ridare nerbo alla città (intesa come luogo d’incontro e di scambio delle diverse municipalità che le fanno da contorno) Foligno dovrà concedere i necessari spazi ai comuni della sua Rosa, evitando di congestionare ulteriormente le periferie. O si capisce questo o si muore, tutti insieme. Ciò che ha capito bene Foligno è che non può contare su Perugia, meno ancora su Assisi. Da anni si parla di una cabina di regia, di un distretto che si estenda lungo l’intera Valle Umbra, che abbia normale proseguimento lungo la Valle del Nera. Non scopriamo l’acqua calda, il GAL già rappresenta una lettura istituzionale di questo verosimile agglomerato territoriale. Dovrà essere in grado di esercitare la sua forza centripeta e di mantenere contemporaneamente la sua vocazione centrifuga.

Siparietto. Per riconquistare davvero il centro storico – decorosamente pavimentato – non basta uno stressante calendario di eventi. Perugia ne sa qualcosa. Tra la gente s’intravede una certa fiducia, che era venuta meno. La città a cui sono state restituite le sue piazze sta prendendo consapevolezza di sé. Se dicessimo di aver capito come, mentiremmo, ma è giunta l’ora di recuperare il dialogo spaziale e antropico tra aree urbane e le poche aree coltivate rimaste. Gli esempi da tenere presenti non sono Ellera e Ponte San Giovanni. Foligno dovrà esaltare la cultura del saper fare, la riconoscibilità del genius loci. Il futuro non è già qui, Nando, ma bisogna ammettere che è alla portata. Comincia a restituire a Foligno la sua identità. Tanto per non trovarti difronte al dilemma che si presentò alla badessa, dato che di questi tempi è difficile distinguere gli asini. Figuriamoci i cardellini. Beata umbritudine, umbra beatitudine.


Copyright 2011 Limpiccione.it