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Le nostre città passano dal divertimento notturno alla desolazione serale, dalla movida al coprifuoco. Nei centri abitati ognuno dovrebbe sentirsi libero, pur rispettando il diritto al riposo e alla quiete notturna dei residenti. Se è vero che il controllo sociale di una città si esercita attraverso la frequentazione delle sue strade e delle sue piazze è anche vero che in casi estremi può capitare di rimanere svegli per tutta la notte, non per colpa dell’insonnia. La situazione degenera d’estate. L’argomento è urticante e puzza di urina. Perugia c’è passata prima delle sue consorelle umbre. A Foligno in questi giorni impazza la polemica per il fracassante risveglio dal letargo in cui erano immerse, via Gramsci e piazza dall’Erba. Li ricordate quei bonghisti – per niente africani – che percuotevano le loro pellacce davanti alla cattedrale di Perugia? Il tam tam è finalmente cessato. I frantumatori di bottiglie sul selciato di piazza IV Novembre ve li ricordate? Spariti a seguito dell’ordinanza che vieta la somministrazione di bevande in vetro dopo le ore 20, con l’effetto che lo stato di degrado e l’inquinamento acustico del centro di Perugia, hanno oggi raggiunto livelli più accettabili. Anche nel capoluogo di regione erano sorti due partiti, quello degli abolizionisti e quello dei tolleranti, questi ultimi preoccupati della faccia invernale della medaglia, quando da novembre a marzo corso Vannucci diventa facile preda degli spacciatori e della tramontana. Dato che il destino non si può cancellare, ma solo rimandare, a Foligno infuriano le proteste, le polemiche, le riunioni, le opinioni a favore o contro lo sballo. La città non è mai stata così viva, salvo sotto Quintana. Cancellare oggi l’esperienza aggregante di via Gramsci e piazza Dell’Erba sarebbe come darsi la classica zappa sui piedi. Non è che quegli esercizi facciano affari d’oro. Lavorano a sufficienza per permettersi di tenere alzate le saracinesche. Cosa affatto trascurabile con i tempi che corrono.

Siparietto. Urla e strepiti, macerie e immondizia, rigagnoli d’urina per le strade e gincane tra i cassonetti scoperchiati non piacciono a nessuno. Se è vero che alla famiglia e alla scuola non si può chiedere più niente, spetta alle istituzioni scolare gli gnocchi, lavorare per la riqualificazione della città, per un centro storico sicuro, vivibile e pedonale. A Foligno, dopo le ripavimentazioni, ci si aspettava un Rinascimento morale che non c’è stato. Il degrado in città non è fatto solo di rumori o schiamazzi, ma di traffico inquinante, di cumoli d’immondizia, di danneggiamenti, di mendicanti, di lobby di parcheggiatori – e parcheggi – abusivi, di venditori di merce contraffatta, che non hanno niente a che fare con la notte e con la movida. I giovani sono portati a credere che tutto ciò sia la normalità. Forse il rischio più grave a cui li abbiamo esposti è la perdita del senso di civiltà. Risiedono lì, non nelle notti brave, le cause dello scadimento dei centri storici: nelle bottiglie di birra spezzate, nei pacchetti di sigarette, nei mozziconi e nelle cartacce gettate in terra. I regolamenti di polizia municipale vanno fatti rispettare. Le città d’arte, le forme architettoniche, gli angoli suggestivi, le belle vedute urbane, presto non avranno più senso se non saremo riusciti ad impartire ai nostri figli un minimo di educazione civica. Che significato ha orinare sotto l’arcone dei Priori o dare fuoco a un cartone sulle scale della Vaccara, dove chissà quante volte si saranno seduti – godendosi l’attimo fuggente – Sandro Penna e Giuseppe Prezzolini? Che senso ha lanciare una bottiglia di birra contro la facciata del duomo di Foligno o contro il portale di palazzo Deli, che suscitarono l’ammirazione del Goethe e del Piermarini? Queste sono le domande che ci dobbiamo porre per giungere ad una risposta. Non si tratta solo di movida. Le città d’arte possono, anzi, devono essere frequentate fino ad ora tarda, come accade nella vicina Cortona o nella lontana Verona – per fare solo un paio di esempi – ma con grande senso di responsabilità civica e attenti controlli, a chi competono. Così va il mondo, ma per niente al mondo il rimedio è quello del coprifuoco. Salvo che vicende storiche particolari – e mai definitivamente accantonate – non vengano ad imporcelo di nuovo. Beata umbritudine, umbra beatitudine.


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