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Non sappiamo cosa abbia trovato Luciano Radi nella sua seconda vita, quella trascorsa nella senilità riflessiva di Spineto, tra Foligno e Spello, dove le colline di San Sebastiano declinano nel fondovalle silenzioso del torrente Chiona. Chissà se tra gli anni Sessanta e Ottanta, quando fu esponente di spicco della Democrazia Cristiana, quell’uomo intelligente fino alla raffinatezza e aperto al confronto, ebbe mai a sospettare le incognite e le amarezze di una lunga vecchiezza? Se non fosse per i malanni e per le notti insonni passate a contare il resto dei giorni, l’età avanzata non sarebbe poi così male, senza troppe responsabilità e progetti da realizzare. Peccato che si è costretti ad aggirarsi tra cose sconosciute che ti cambiano fra le mani a ogni minuto e incomprensibilmente ti sembra che non ci sia più tempo per imparare. La politica – per esempio – e gli uomini che la fanno, oggi cambiano secondo di dove tira il vento. Bisognerebbe raccontarla ai nostri ragazzi la vera storia di questo umbro che ci ha lasciati all’età di – quasi – 92 anni, dopo aver ricoperto cariche di prestigio durante il Governo Leone, come sottosegretario alle Partecipazioni Statali e con Forlani, come sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio. Lo ricordiamo presidente della commissione parlamentare di vigilanza RAI, questore nell’ufficio di presidenza di Nilde Iotti, ma soprattutto saggista di successo per aver pubblicato oltre 50 libri, tra i quali spiccano “Buongiorno Onorevole”, “Un grappolo di tonache”, “Anime e voci” e “Nati due volte”, poi saggi storici e di economia sociale, quale analista attento dei cambiamenti dell’Umbria, della sua trasformazione da regione mezzadrile in regione industrializzata. Non abbiamo avuto l’ardire di chiedergli cosa pensasse dei politici di oggi. Non lo abbiamo fatto per ritegno, per non disturbare il suo bisogno di trascendenza, di meditazione, che egli praticò in vita e che lo portò a coltivare una profonda amicizia con Carlo Carretto. Forse le è stata di consolazione quella sorta di liberazione religiosa dal formalismo e dal dogmatismo ecclesiale sempre professata, che segnava la differenza tra i democristiani di una volta, oggi vituperati a sproposito dai politici pervenuti, di qualsiasi segno, che al loro confronto, al massimo, sono capaci di provocare nella gente uno oscuro senso di disagio, una vaga paura per lo stato di presentimento del quale è difficile persino analizzare i motivi.

Siparietto. Si può essere frequentatori di preti, trovandoci cose buone e meno, uomini di potere, parlamentari per nove legislature, più volte ministri della Repubblica, direttori di un organo di partito, docenti universitari, pur essendo profondamente colti, credenti, di grande rigore morale, legati alla famiglia, “mai sfiorati dal sospetto di comportamenti meno che impeccabili”. Si può essere tutto questo “pur svolgendo attività per tanti anni sotto il simbolo di uno stesso partito”. Inverosimile al giorno d’oggi. Lo abbiamo letto in uno dei tanti coccodrilli lanciati su Facebook dagli amici che lo frequentarono nel corso dei suoi anni migliori. Ciò che non ricordavamo erano le sue irresistibili macchiette sul palcoscenico del teatro San Carlo. Oggi è la politica stessa ad essere una macchietta, tanto quanto è tragicomico morire con un piccolo dubbio sulla ingratitudine degli uomini, su cui per tutta la vita si è fatto così comodo affidamento. Tra le qualità dell’uomo nato due volte, crediamo che avrebbe potuto essere un eccellente giornalista. Non che abbia molto rimpianto di non esserlo diventato, impegnato così com’era ad essere Luciano Radi. Beata umbritudine, umbra beatitudine.


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