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Meglio un déjeuner sur l’herbe, che questa politica. Prima votate i candidati, poi vuotate i calici. Invertendo l’ordine dei fattori il prodotto potrebbe cambiare. Il “Movimento del Voto” non è esattamente il “Movimento Turismo del Vino”, che a Montefalco, Amelia, Orvieto, Torgiano, Todi e Marsciano (nel dì della temuta – o auspicata – svolta del paese) presenta la ventiduesima edizione di Cantine Aperte. Domenica voteranno per le amministrative sessantotto comuni su novantatre. Gli amanti del vino potranno aggirarsi tra le botti, passeggiare tra le vigne, scoprire le tecniche della vinificazione e dell’affinamento. La politica, invece, rimane una cosa per pochi. Non fatevi ingannare dal moltiplicarsi delle liste d’appoggio. Soltanto a Foligno, centro geo-spirituale della regione, ne sono state presentate diciotto, con quattrocentoventuno aspiranti consiglieri per ventiquattro posti in Consiglio comunale. Per fortuna da lunedì questa campagna elettorale senza esclusione di colpi sarà solo un brutto ricordo. Qualcuno li ha definiti raccattapalle del voto, politici per caso. Trattasi in verità di candidati che non hanno mai manifestato un’idea, un opinione o un progetto, buttati là per raccattare consensi tra parenti, amici e vecchi compagni di scuola, come se i voti fossero palloni sfuggiti dal rettangolo di gioco da rilanciare ai soliti noti. La politica non è capace di formare e istruire i suoi sommelier. Il termine deriva dal provenzale “saumalier”, conducente di somari, insomma. Nomina sunt omina.

Siparietto. Affoghiamo nei tannini le tristezze di quella che sarà ricordata come la campagna elettorale più avvilente della nostra storia, con le sue degradanti panzane, i suoi odiosi corollari, i suoi micidiali insulti. Sono belle le campagne umbre a fine maggio, quando i rigogliosi vigneti sono presi d’assalto dai turisti del vino. Più belle ancora sono le cantinette non contagiate dagli enonauti evoluti, dai wine enthusiast, dalle agenzie wine travel destination, dagli sputtan-blogger. Perché il bello sta proprio nella scoperta dei piccoli vignaioli che organizzano, senza troppe pretese, pranzetti sull’aia finalmente mondata dal candidato che sparge santini mendicando il voto. Quanta carta sprecata, quanto tempo gettato. Vuotiamo i calici. Il nostro tempo è così prezioso che dovremmo farne tesoro, perché del doman non v’è certezza. Beata umbritudine, umbra beatitudine.


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