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Storcendo il naso, la monolitica macchina elettorale del Pd ha votato per il partito di Renzi, sebbene i bocconi amari inghiottiti per le primarie non li abbia ancora digeriti. Nei momenti critici l’Umbria rossa regge quasi sempre la botta. In una delle tante piazze in attesa degli apparentamenti, tra un panino di porchetta e un bicchiere di Champagne, abbiamo sentito dire che la gioia per la sconfitta di Grillo è superata solo dal dispiacere perchè non ci sarà più nessuno a spaventare questa gente. Tale è il sentimento generale che aleggia in Umbria. Il partito della protesta si è drasticamente indebolito, è vero. Gli altri “protestanti” – non parliamo dei seguaci di Martin Lutero e di Calvino – si sono acquattati dentro il recinto dei vincenti. Chi è stato in grado di soppesare le realtà composite dei territori, dall’Unità ad oggi, i legnosi confini politici, geografici e ideologici di questa regione, non ha vacillato più di tanto. I nostri incalliti campioni di buona amministrazione hanno tremato, ma solo per poco. Cosa vuoi che sia qualche piccola scossa per gente che ha fondato le proprie fortune sul terremoto? Ci ritroviamo punto a capo? Sì, ma con la certezza che niente sarà più come prima. Le giovani promesse allo sbaraglio, bruciate al fine di guadagnare consensi, sono solo fumo negli occhi. Chi decide è sempre lo zoccolo duro che, bene o male, ha scritto la storia di questa regione.

Siparietto. Sarebbe meglio tenere d’occhio il vivaio, piuttosto che i curricula appassiti dei vecchi trombati. Anche perché chi ci assicura che l’hashtag #VinciamoPoi sia solamente uno sfottò lanciato su Twitter? La schiacciante supremazia dei numeri non mette al riparo dalle lacerazioni, dai contrasti tra i renziani della prima ora e i renziani pervenuti. Lo scenario politico è fluido come lo Champagne versato nelle piazze a contrastare l’aglio delle porchette. Peccato per la miseria che spinge molti a mettersi in fila alla Caritas per un piatto di minestra. Eppure il dato elettorale dimostra che in Umbria il Pd è un partito “in forma”. Un un partito che alle elezioni europee ha incassato un ragguardevole consenso “grazie al messaggio di Renzi sul voto alla speranza e non alla rabbia” e che ora, dopo aver riconquistato al primo turno molti comuni sotto i quindici mila abitanti, si appresta ad affrontare serenamente i ballottaggi, come fa sapere il suo segretario regionale Leonelli. Non tutto è facile quel che sembra facile. Al precedente corollario dovremmo apportare alcune correzioni. Le regionali sono dietro la porta. La presidente Marini non può certo definirsi una sostenitrice del giovin signore fiorentino. Si dovrà poi fare i conti con il conservatorismo perugino, con i mal di pancia folignati, con i problemi ternani, con la soppressione non più rinviabile delle Province, con l’accorpamento di alcuni Comuni, con la leadership di Bocci (i tanto vituperati democristiani continuano a dare lezioni di politica) e con le mille altre promesse non più rinviabili fatte da Renzi. Per reggere la botta questa volta ci vuole bene altro, dato che scarseggiano le poltrone su cui ci si era abituati a spalmare le ormai cedevoli chiappe. Spolpata anche l’ultima porchetta saranno dolori, perfino con Grillo in pensione anticipata. Beata umbritudine, umbra beatitudine.


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