1.421 views

Un via vai di giovani – che non vuol dire vai via – muove l’assalto alla città. Sale da via Alessi e da via dei Priori, s’inerpica su dai parcheggi, si arrampica sulle rampe, si sporge dai muretti di via Appia, scatta foto con i cellulari alla moltitudine di tetti racchiusi dentro la cinta muraria, si incalza tra Corso Vannucci e piazza IX Novembre. Perugia rispecchia i suoi malumori nel maggio luminoso dell’ineffabile Conca, negli spazi che s’aprono all’uscita dei vicoli, quartieri generali dello spaccio notturno. E’ bella la città. La luce sembra infonderle nuova fiducia, da Porta Sole a Porta Sant’Angelo, da Porta S. Susanna a Porta Eburnea. Ancor più bella quando ospita gli eventi di respiro europeo, come il Festival Internazionale del Giornalismo, con le sue proposte, i suoi convegni, i workshop formativi, le conferenze che la riportano in una vita apparente. Ci sembra di respirare l’atmosfera colta e cosmopolita degli anni Settanta e Ottanta, quando i turisti non arrivavano in camper, ma scendevano alla Rosetta e pranzavano alla Taverna, leggendo il Financial Times e il Bild-Zeitung seduti sulle scale della cattedrale o affacciati dalle terrazze fiorite sullo spazio arioso del vasto orizzonte umbro. Maledetta decadenza, maledetta stoltezza. I meno giovani se la ricordano questa Perugia portata in palmo di mano dalle sue due gloriose università. La gioia di viverci, o solo di frequentarla, esplodeva al solo incrociare lo sguardo di una studentessa di Magonza, di Berlino, di Helsinki o di Leningrado. Poteva capitarti al Ferrari, al Medioevo o da Sandri di incontrare il mondo che contava, alle prese con uno spicchio di sabbiosa o un tramezzino classico bagnati da un Campari Soda. C’era sempre un motivo per brindare alla dimensione della città aperta, alla tolleranza, alla bellezza e ai moti dello spirito. Poi la sera tutti a cantare in via Ritorta al piano bar di Angelino e a raccontarsi la vacanze a Rodi o nel Peloponneso. Oggi se ne sono andati anche i greci che animavano le notti perugine. Ne resiste uno di Katerini, Yannis, in Borgo XX giugno, dove una certa Perugia sembra essere franata dopo lo sputtanamento mediatico subito dal centro storico, per ragioni articolate e non solo processuali. La Perugia da bere, quel che rimane nel fondo della bottiglia, rivive in questi giorni secondo una filosofia tipicamente greco-moderna del chi spizzica non digiuna. Del resto Wladimiro, lo chiamano tutti confidenzialmente così, non ha mica la bacchetta magica. Gira ancora qualcuno con l’eschimo, ma non è più quello che si comprava nelle bancarelle di mercato o dal Bandito: vero Bistecca, Geppi Innamorati e Luciano Ghirga? Ora gli eschimo sono Dolci & Gabbati. Durante i giorni del festival internazionale, Perugia, vista dai suoi parapetti culturali (compreso il discusso punto di osservazione della nuova Monteluce) sembra essere, ma solo nell’apparenza, un bastione lanciato alla conquista del mondo. Ma di quale risonanza parliamo? Si tratterà al massimo di qualche migliaia di Twitt prima che sia ristabilito il silenzio francescano. E’ apprezzabile lo sforzo di tenersi aggiornati, di tenere il capo alto, malgrado tutto. Ma in definitiva l’Umbria rimane quell’isola disperata che ha creduto di farcela.

Siparietto. Che bella contraddizione questa iniziativa che avvolge la città di un’aura di altri tempi. Sprovincializzarsi senza rinunciare alle proprie radici è compito arduo all’ombra della Rocca Paolina. Non basta guardare, con gli occhi della variopinta community del Festival, alle nuove piattaforme di crowdfunding, alle sponsorizzazioni globali, al futuro dei media, alle rivelazioni sul giornalismo di Edward Snowden, fresco di Pulitzer. Non basta ragionarci insieme a Dennis Redmont seduti da Cesarino, parlando della guerra in Siria, del giornalismo investigativo tornato al centro dell’agenda dell’informazione con una forza rinnovata e una portata potenzialmente globale. Non basta sfiorare questioni anni luce lontane dal problema dello spopolamento del centro storico, come l’era dell’all-digital, delle metriche per la valutazione delle performance online, della libertà di espressione dei media indipendenti in Russia. Il mondo va veloce, Perugia, troppo veloce per rincorrerlo da Sant’Egidio con un volo low coast. La performance perugina durerà meno di una settimana. Appena il tempo di liberare il salotto e il futuro delle comunicazioni tornerà a correre altrove: l’Umbria intera si riverserà in piazza ad Assisi per il Calendimaggio o per le vie di Gubbio, a tallonare i Ceri, simboli instabili di un’intera regione apparentemente in corsa. Beata umbritudine, umbra beatitudine.


Copyright 2011 Limpiccione.it