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Montefalco celebra Benozzo Gozzoli, che con grande naturalismo seppe tratteggiare il paesaggio pittorico umbro del suo secolo. Lo celebra acquisendo al suo patrimonio storico una lettera inviata da Montefalco il 27 giugno 1452, con la quale Benozzo comunicava a Michele di Felice Brancacci che non sarebbe tornato a Firenze fino a quando non avesse terminato il ciclo di affreschi nella Chiesa di San Francesco. Proprio in quella chiesa venerdì scorso è stata presentata al pubblico la lettera ritrovata, esibita unitamente alla Madonna col Bambino, opera del Beato Angelico, maestro del Gozzoli. La pittura su fondo oro proviene dai Musei Vaticani, il cui direttore Antonio Paolucci (già Ministro dei Beni Culturali e commissario straordinario del Governo per il restauro della Basilica di San Francesco ad Assisi, nel dopo terremoto) ha avuto parole di grande apprezzamento nei confronti dell’iniziativa del sindaco Donatella Tesei. Paolucci ha voluto in questo modo consolidare il suo rapporto con la nostra regione, incantando tutti i presenti con un magistrale intervento. Chi ha orecchie intenda. Indicando l’affresco di San Francesco benedicente gli uccelli, posto alle sue spalle, Paolucci ha preso spunto dall’alto valore paesaggistico di quell’affresco, che mostra inalterato il reticolo del Subasio e alle sue pendici il decoro razionale delle opere dei campi. E’ necessario che il paesaggio reale recuperi i valori espressi da quello pittorico. Decoro dei comportamenti, decoro delle prospettive, decoro dei luoghi, sono la stessa cosa. In politica come nella vita il decoro è tutto. Non siamo così fessi da illuderci che sia possibile riconvertire i nostri luoghi nei languidi fondali raffigurati dalla pittura del Gozzoli. Troppo cemento è stato colato. Sono cambiate le pratiche, le tecniche, le realtà sociali e culturali. Gli elementi costitutivi del paesaggio non sono più raffrontabili con quelli di una volta.

Siparietto. Era presente l’assessore regionale Fabrizio Bracco, politico raffinato e non privo di sensibilità. Speriamo che egli riporti a chi di dovere il messaggio contenuto nella lettera di Benozzo, spiegando l’atto d’amore compiuto da colui che è considerato il delegato perpetuo della pittura paesaggistica italiana. L’operazione “Montefalco nel Cuore” non finirà qui, se potrà contare ancora su imprenditori e amministratori capaci come quelli che l’hanno ispirata. Del resto, quale luogo migliore della Ringhiera dell’Umbria per gettare lo sguardo sullo stato dei luoghi? O sul disastro dei luoghi. Da quando venne l’architetto Paolo Portoghesi a Montefalco a parlarci di Heidegger e di genius loci, l’idea di un convegno che promovesse una “Carta di Montefalco del paesaggio” ha eletto stabile dimora nel cervello di molti. Potrebbe essere la prossima mossa del sindaco Tesei. Certo, rimarrebbe sempre da risolvere la questione del fungo di cemento che pesa sulla skyline. Ma quella è cosa di poco conto: più o meno una virgola sbagliata nella trascrizione del Cantico delle Creature. Beata umbritudine, umbra beatitudine.


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