1.257 views

È sempre alla rincorsa di autobus già passati. S’interessa di regionalismo, di sistemi di rete, di ideologie, di trascendenza – scusate la parolaccia – di utopie, di occasioni mancate, di ambizioni bipolariste, di legge elettorale, di social network, di immigrazione, di aborto e di cultura pro life. Saltabecca, tra miserie e scaltrezze, da un partito all’altro, da una corrente all’altra. Travolto dal tracollo delle istituzioni, è costretto a continui aggiustamenti. Da servitore famelico, trascorre il suo prezioso tempo a mendicare cattedre dai baroni, incarichi dalle istituzioni, collaborazioni dalle fondazioni, poltrone in consigli di amministrazione e consulenze alla Regione. Tanto che gli fa? È l’intellettuale umbro, il cui sviluppo biologico – come quello infantile – non avviene in modo lineare, ma per stadi, tra fughe in avanti e retromarce verso mitici passati, tra nostalgia e rifiuto. Ha creduto fermamente, o ha finto di crederci, alla sua schizofrenia. S’è votato prima al dogma, negli anni Sessanta, poi al dogma, negli anni Settanta, poi ancora al dogma, negli anni Ottanta, infine al Verbo, negli anni Novanta. Nel primo decennio del Duemila ha guardato con curiosità al berlusconismo, per ritornare, dopo i primi avvisi di garanzia, sulla verità rivelata, rasserenata dalla politica locale degli incarichi, come scienza. Oggi sale sul carro dei renziani. Dove se no? Il renzismo lo monderà delle improduttive ideologie che lo avevano contaminato, dice lui. Lo osserviamo mentre rincorre un pragmatismo anarcoide, individuale, familista, talvolta nichilista, talaltra relativista, sempre colpevolista, ma di ampie vedute, democratico sì, ma niente a che fare con le dottrine del passato, rinnegate davanti allo Spritz del Caffè del Cambio, ora che il Turreno e Sandri hanno mollato. Lui non mollerà, statene certi, perché avvezzo a prendere gradualmente le distanze dai trombati, dalle astrazioni che non servono a vivere nell’attuale. Perfettamente calato nella sua parte, perché i nipoti siano sistemati e gli eretici bruciati, è votato ad un sano trasformismo, per convinzione, mica per convenienza, lo si capisce dai suoi Tweet, diretti al paese, alla storia, ma in definitiva rivolti allo striminzito condomino virtuale. Lo si intuisce dai suoi dispacci su Facebook, dalle ipotesi che prevalgono sempre sull’analisi, dai proclami, che quando non sono figli dell’astratto e del dottrinario, lo sono del taglia-incolla, abitudine comune agli intellettuali di sinistra, perfino estrema, ma anche ai vertici chattanti delle istituzioni. Sfogliare certi profili è uno spasso. C’è chi ci passa il giorno, a non avere niente da fare. Puoi trovarci l’apparente disdegno per il piatto, non sia mai, o una inesauribile opera di formiche operaie alla costante ricerca di briciole da recapitare nella propria tana. Siparietto. Ma che strano, oggi che il solco ideologico s’è ristretto, invece di prendersela con le formiche se la prendono con i grilli parlanti. A voler cocciutamente mettere assieme le verità rivelate dai social network (la politica come scienza e la politica come conflitto d’interessi) ci viene un poco da ridere, per non dire da piangere, nel vederli zompare sul carro del vincitore, questi monologanti intellettuali mentre digitano subliminali trame on line. Trame che non hanno appreso dalle loro ben fornite – e poco consultate – biblioteche, ma suggerite da una doppia cultura, dalla doppia morale, dalla doppia vita dei partiti, dalla doppia vita in senso stretto, talvolta dal doppio o triplo incarico, foraggiati da un regime ancora irresponsabilmente felice, incredibilmente sghignazzante, che rimanda – più che al grillo e alla formica – alla cicala, poco prima di tirare le cuoia.
Beata umbritudine, umbra beatitudine.


Copyright 2011 Limpiccione.it