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Per fortuna è finita. Arriveranno i giorni della merla, Matteo Renzi parlerà alla nazione dalla sua Firenze e farà l’occhiolino all’Umbria. Il parlamento sfornerà la nuova legge elettorale, speriamo, e le signore – appena si saranno riprese dalle fatiche natalizie – si troveranno nuovi amanti, a dispetto di chi sospetta la libido moriendi dell’occidente. Perché alla fine l’orologio della storia torna a battere sempre le stesse strade, per non dire lo stesso marciapiede. Chi ci governa tornerà a prendere ordini dai bancari, avari per statuto, e questi ultimi dalle loro segretarie, generose per contratto. Il nuovo palinsesto Rai strizzerà l’occhio al conformismo, dilungandosi sullo stolido, bovino consenso alle ideologie modaiole, che colpiscono indiscriminatamente. Non si radunano più i ragazzi davanti al fu Turreno, semmai tutti insieme rumorosamente si ritrovano al Gherlinda dove proiettano il solito panettone. A proposito, ecco la sit-com: Collestrada, all’interno di un grande centro commerciale. “Grazie a Dio anche questa è fatta”, “A chi lo dici? Dall’otto dicembre fino alla Befana ho messo su tre chili. Mi passi lo zucchero?”, “A tuo marito cosa hai regalato?”, “Ho lasciato definitivamente il mio capo”, “E lui come l’ha presa?”, “Mio marito?”, “No il tuo capo”, “Ieri mi ha praticamente ignorata, s’è messo a parlare con l’altra segretaria, di cappone, del cenone, dei figli, del presepe vivente di Armezzano”, “Così è finita?”, “ Sì, nemmeno uno sguardo, pensa, dopo che a Natale mi aveva regalato il nuovo Samsung S4”, “Bello”, “No, io volevo l’iPhone 5s”, “Dicevo il tuo capo, un bell’uomo, uno che ci tiene al proprio aspetto”, “Il prossimo Natale ci dileguiamo io e la piccola, gliel’ho detto a mio marito. Chi s’è visto s’è visto, prendiamo l’aereo da S.Egidio e ce ne andiamo a Londra”, “Lui cosa ti ha detto?”, “Mi ha detto che ci sono i voli anche per Tirana”, “Carino”, “Mio Marito?”, “No, quello seduto al tavolo in fondo. Non girarti, ci sta guardando”. Il colloquio imita soltanto la realtà, non l’oltrepassa, forse perché a Natale le cose perdono i loro contorni, le forze vengono meno e anche la pazienza: compra i regali, scarta i regali, cogli il muschio, fai il presepio, disfai il presepio e quindi anche l’albero, vuota e svuota venti e più volte la lavastoviglie, chiudi i cappelletti, cucinali, surgela, scongela, stappa, riattappa e poi ispirato dal limoncello e disgustato dalle troppe pinoccate con l’altra mano invia sms gratuiti su What’s Up, Viber e Facebook. Pensavate che perlomeno a Natale ci fosse un limite alle minchiate? Invece non c’è. Basta rileggere i messaggi ricevuti, quelli inviati cancellateli dalla memoria, ne vale la vostra autostima: “Se Natale è amore…è proprio con te che vorrei passarlo. Auguri” inviato da una spiaggia caraibica alla fidanzata rimasta a badare l’anziana madre; “Qual è il pane più costoso? Il pandoro” condizionato dalla crisi economica; “Smarrito in mezzo al deserto,alzo gli occhi al cielo per cercare la cometa e vedo te…la mia stella guida…Buon Natale Amore mio” agghiacciante da Marrakech; “Caro Babbo Natale, vorrei tanto… accidenti,questo è il numero della Befana. Mi scusi, ho sbagliato…” inviato alla moglie; riparatorio: “Cara Befana, hai una certa età. Ma tu sei come il buon vino, invecchiando migliori”; dal bontempone all’amico “Ma dove sei ? Ti sto cercando da ore, ti devo assolutamente ritrovare sei troppo importante, non si può fare il presepe senza asino…”.

Siparietto. Per fortuna è finita. Arriveranno i giorni della merla. Un’occhiata all’oroscopo. Propositi per l’anno nuovo: comportarsi secondo correttezza, insomma, come spietati cacciatori di giustizia e di verità, fa tanto tendenza. E mi raccomando, non fatevi sfuggire le svendite totali, presso gli outlet/non outlet che pullulano ai bordi delle rotatorie e non solo, anche nei garage condonati del centro. Saldi qua, saldi là, mentre le botteghe tradizionali si reggono l’anima coi denti. Eppure una scappatoia ci deve essere. Spostarsi a piedi, riciclare gli abiti vecchi, mangiare gli avanzi, rinunciare alle vacanze, scrivere sugli intonaci “ladri tutti”. L’aspettativa non muore e allora giù a comprare gratta e vinci o sempre lì a fissare ’sto dito e mai la luna.


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