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Continuano a dire che va tutto bene, che la politica sta facendo tutto il possibile per risolvere la marea di problemi che ha Perugia. E così, dopo le tante parole che giorno dopo giorno bisogna sentire, un bel giorno il Sole 24 Ore stila la classifica 2013 di vivibilità. Con grande stupore di tutti (ma non di coloro che ci vedono dall’esterno) Perugia rispetto al 2012 ha avuto un declassamento: dal 42° posto posta al 50° in Italia. Ci sono diversi indicatori che sommati hanno portato a questo risultato. Il primo è il tenore di vita: Perugia scende al 78° con 22mila euro, in media, di ricchezza prodotta. Il secondo parametro quello degli affari e lavoro è ancora negativo. Perugia perde posizioni attestandosi al 68° posto con un risultato tra i peggiori in Italia: 27 aziende chiuse ogni mille registrate. Sul fronte delle start up innovative a Perugia sono 0,45 ogni 10mila giovani, ponendola al 92° posto ovvero peggio di Crotone, Siracusa e Reggio Calabria. Il risultato del terzo parametro, quello dei servizi, salute e ambiente è soddisfacente, con il 32° posto insieme a Pordenone. Il quarto fattore, quello demografico, vede Perugia posizionarsi 13° con 103 abitanti per km quadrato, mentre riguardo alla sicurezza, Perugia si posiziona 78esima sul fronte ordine pubblico (Terni è 29esima) perdendo posizioni rispetto al 2012 e soprattutto ponendosi ad un solo gradino da Palermo che è 79esima. L’ultimo parametro, quello degli svaghi, attesta Perugia come 13esima per numero di librerie e addirittura quarta per indice di sportività e presenza di palestre e impianti, 78esima per presenza di cinema (2,13 ogni 100mila abitanti). Dati che sommati declassano Perugia rispetto l’anno precedente e che fanno venire in mente una domanda spontanea: come si vive allora a Trento, Bolzano e Bologna, le prime tre classificate, se per coloro che ci amministrano Perugia non è niente male? E perché non si può prendere esempio da queste città invece di brancolare nel buio per decenni?


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