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Non bastava che per l’ennesima volta un giornale nazionale affrontasse la crisi italiana prendendo come esempio l’Umbria e Perugia, ma ci voleva la costanza piccata del signor sindaco di rispondere. Tutto ri-inizia lunedì 15 luglio quando Ernesto Galli della Loggia scrive un articolo dal titolo ‘C’era una volta un bel paese‘ soffermandosi sulla chiusura della rinomata pasticceria Sandri. Fa seguito la lettere che il primo cittadino di Perugia invia al Corriere della Sera per sfatare le parole del docente universitario. Di sicuro entrambe le lettere non fanno piacere a Perugia ed ai suoi cittadini; ma mentre in alcuni casi la verità sta nel mezzo, questa volta le parole del sindaco Wladimiro Boccali non sono condivisibili. Non solo perchè hanno il chiaro intento di sminuire le accuse di Galli della Loggia e di tirare l’acqua verso il proprio mulino, ma perchè in realtà ricche di riferimenti dati per passati, quando passati non lo sono. Basta prendere alcuni estratti per capire che le cose non stanno così: «Una premessa: il centro storico di Perugia è uno dei meglio tutelati d’Italia, Perugia è una città all’avanguardia per le politiche della mobilità, la raccolta differenziata porta a porta ha raggiunto percentuali elevate.» [...] «Da qualche mese, però, lo scenario è diverso. Molti esercizi hanno riaperto, oppure altri hanno preso il posto di quelli chiusi perché si muove una imprenditoria nuova e/o con idee nuove. Se a due passi da un locale in crisi ne riaprono due con nuove gestioni, un motivo deve pur esserci. La città si muove, se è vero che Perugia è teatro di una vita culturale diffusa, quindi di socialità, che ha pochi eguali in Italia, dove si sta per costruire una nuova biblioteca pubblica nel cuore della città etrusca e concludere i lavori di uno splendido auditorium. E’ anche notevolmente migliorata la situazione della sicurezza.» Infine bastano le ultime righe della lettera scritta dal sindaco per trarre le VERE conclusioni di questo sistema convulso e pieno di retorica (retorica che da un professore, storico ed opinionista è capibile, dal sindaco di una città in crisi no!) e ricomporre la vera realtà. «… la politica ha il compito di stimolare e recepire un dinamismo che non può essere scomparso dalla dotazione caratteriale del nostro Paese. A Perugia e altrove.» Un compito che la politica in generale non esplica veramente, se non a proprio uso e consumo. Una realtà palese a tutti ma che ci vogliono far passare senza più macchie, cancellate con tante parole dalla burocrazia e dalle “regole” amministrative. Macchie ancora vive e presenti come le risse quotidiane, lo spaccio, le siringhe nei vicoli del centro accanto a scuole ed asili, posti di polizia inefficaci, la chiusura di molte attività, una mobilità in crisi e limitata, fino ad arrivare alla semplice candidatura a ‘Capitale della Cultura’ con il cambio di logo fatto all’acqua di rose dopo i tanti soldi spesi ed i progetti fatti per cercare di trovare una base solida al progetto. Macchie che pesano sulla città di Perugia ed i suoi abitanti. E’ ora di gettare delle vere fondamenta e non ricominciare ogni volta da capo. Solo così si potrà rispondere a tono a parole di critica che vengono mosse all’Umbria ed a Perugia.


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