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Dj Ralf è stato archiviato. I perugini rievocano l’annosa grazia della loro città, che riscopre la quiete dopo l’affaticamento musicale. Si torna ai silenzi mattutini, a quelli dei giardinetti conchiusi, alle antiche mura che offrono ai teneri nati dei colombi sicuro asilo, al rumore dei passi sulle scalette malferme che precipitano giù dall’acropoli, alle ombre delle torri mozzate impresse sui selciati. A raccattare i bicchieri di plastica, i volantini e i contenitori di Estathé, ci hanno pensato gli addetti alla nettezza urbana, subentrati ai maestri del jazz. Dai turriti belvedere, la “maschia Peroscia, dal Grifon che rampa” non guarda più con l’antico distacco il lontano Appennino. Sandri, luogo d’incontro dell’élite cittadina, abbassa la saracinesca. Ma la città è addestrata a ripartire dopo le invasioni di campo, guardando il mondo da dietro le persiane socchiuse delle case ammucchiate sul colle di Monteluce. Da Porta Santa Susanna alla Conca la vita provinciale scorre di nuovo secondo i ritmi misurati sul Donca e sulla caduta delle vocali atone, in attesa di un’altra Umbria Jazz o della prossima colata di cioccolato fondente che le somministrerà Guarducci, per la gioia – o la disgrazia – di Peppino Lomurno, ubiquo assessore al commercio e al turismo, settori entrambi in affanno. <>, dice la sora Nena, mentre va di macelleria in macelleria per racimolare <>. Tutto torna all’antica quiete, lungo le strade, negli ascensori, su e giù per le scale mobili e sopra i tavoli dei caffè. Ristabilito l’equilibrio sonoro i perugini riprendono possesso della loro tranquillità, godendosi le filigrane delle carte da parati ingiallite delle loro case, le stanze che sanno leggermente di muffa, gli arredi trattati con insolita sprezzatura rococò, i lampadari di murano, le abat jour dell’Ikea, che conferiscono alla vita dei cinque quartieri storici un’aria senza tempo. Bisognerebbe dichiararle patrimonio dell’umanità, certe case perugine, mai prive di qualche raffinamento del lusso moderno, come suggerito da Abati, tanto per bilanciare la presenza degli sgraziati mobili di famiglia, che non si ha il coraggio di spostare in cantina: i mobili, per intenderci, mostrati nelle commedie di Artemio Giovagnoni, tanto per rimanere in tema di drammaturgia perugina.

Siparietto. Questa contraddittoria, ma splendida città candidata a capitale della cultura, riesce ancora a mettere d’accordo la sora Nena (alla ricerca di <>) e Pagnotta Carlo (per gli amici, Carlo) che, alla sua tenera età, inanella un successo dietro l’altro, oggi, come ai tempi in cui pranzava da Cesarino con i Weather Report, Dee Dee Bridgewater, Jerry Mulligan, Charles Mingus, Keith Jarrett, Gil Evans Count Basie, Lionel Hampton, Miles Davis e tutti gli altri, nessuno escluso, che hanno fatto la storia del Jazz. A proposito. E’ una pagina di storia del nostro capoluogo di regione, quella che oggi si sta chiudendo sull’immagine scolorita del grifo rampante, che in tempi migliori accompagnò l’entusiasmante ascesa politica, culturale e sociale della città. E’ giunto il momento di trasmettere alle nuove generazioni perugine, determinazione, speranza e ardimento, perché la musica non cambi nel baccano di certi Dj. Beata umbritudine, umbra beatitudine.


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