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Deve essere vero, come sosteneva Euripide, che quelli che Dio vuole distruggere, prima li fa impazzire. Soltanto così si possono forse spiegare gli ultimi mesi del Partito democratico, che ha raggiunto l’apice dell’impazzimento impallinando due suoi storici esponenti nell’elezione del presidente della Repubblica. Uno sconquassamento tale, a livello nazionale, da andare ben oltre quell’amalgama malriuscito che, secondo molti, caratterizza il Pd fin dalla sua nascita. Qui c’è dell’altro, a cominciare da quella malattia che si chiama personalismo e che ha infettato come un virus proprio quei giovani (e quelli di mezza età) che si proponevano – sia chiaro, soltanto a parole – di comportarsi ben diversamente dai cosiddetti “vecchi”.

A conferma del marasma che regna dopo sei anni dalla fondazione del partito, un episodio lo ha fornito recentemente la piccola Umbria; episodio di cui poco o niente si è discusso (ma di cosa si discute ormai se non di gossip e poltrone?). Diciotto esponenti dell’ex Margherita hanno preso carta e penna ed hanno diffuso un documento in cui le cantano al partito e a chi guida le istituzioni, a cominciare dalla Regione. I diciotto sono quasi tutti pezzi da novanta del potere politico umbro: Bocci, Brega, Barberini, Castellani, Liviantoni, Smacchi, Benedetti, Ciliberti, Mocio, Tosti, Cozzari, Moretti, Venerucci, Bravi, Guasticchi, Polli, Lezi, Porzi. E cosa dicono in soldoni? Che il Pd umbro si è ben guardato dal riflettere sulla sconfitta elettorale, testimoniata dagli 82mila voti persi; che è stato percepito come il partito della conservazione del sistema; che è mancato il recupero del riformismo iniziale e dell’effettivo pluralismo culturale; che è urgente affrontare con decisione il tema delle riforme “senza timidezze e senza incomprensibili alchimie”; che serve una nuova classe dirigente, che rispetti il pluralismo culturale, che è stata la ragione fondante del Pd. Per concludere così: “Si pone inderogabile l’esigenza di una chiara visibilità della cultura cattolico-democratica senza la quale il Pd non esisterebbe”.

I problemi che sollevano i diciotto, sono davanti agli occhi di tutti; ed hanno fatto bene a buttare all’aria il coperchio dell’ipocrisia. Ma sugli aspetti di cui sopra, potevano benissimo farsi sentire come esponenti del Pd, riservandosi di scomodare la cultura cattolico-democratica per la difesa di valori un po’ più alti. E stupisce che per questa cultura chiedano una chiara visibilità: è la conferma lampante che il Pd è composto tutt’oggi da tanti pezzettini, componenti, correntine. Quanto alla visibilità forse la riterranno insufficiente, ma basta scorrere i nomi per comprendere che sono tutt’altro che marginali nello scacchiere politico regionale. Hanno incarichi importanti da oltre quindici anni e ad essere sinceri non sempre si sono distinti nell’affermare questa cultura nei vari incarichi.

A voler seguire questo concetto della visibilità, si potrebbe ricordare che negli ultimi anni ci sono stati parlamentari che hanno fatto impennare il Pil della Valnerina grazie ai fondi messi a disposizione da Luigi Lusi in nome della Margherita che non esiste più come partito da una vita; che ci sono stati sindaci tra i più deludenti della recente storia regionale; che ci sono stati presidenti della Provincia impegnati ad imitare i cannolicchi senza alzare la sabbia dei mille problemi oppure, all’estremo opposto, a sparare, come un luna park eternamente acceso, luci e rumori anche in piena notte; che si sono distinti grandi cerimonieri dei sottili fili che legano vari portatori di interessi perugini, forse in omaggio al pluralismo. Peccato che i diciotto non abbiano pensato di aggiungere, tra i firmatari del documento, i portatori della cultura cattolico-democratica in Umbria Mobilità, società dei trasporti che si è segnalata per una gestione invidiata a livello europeo per la gestione e la trasparenza.

I diciotto dell’Ave Maria hanno tutto il diritto di chiedere più visibilità (basta un assessorato in Regione?), ma la cultura cattolico-democratica consiglierebbe all’occorrenza anche un briciolo di autocritica, magari unita alla consapevolezza che troppo spesso si sono scelti nomi sbagliati per incarichi importanti. In ogni caso, questo episodio serve a ricordare che non esiste il Pd, ma permangono tanti ingredienti che soltanto quando lo ritengono opportuno si uniscono agli altri. Dopo se anni, non è stata ancora servita la macedonia.


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