504 views

Dice bene l’opera in mostra di Ben Vautier: “l’arte è una parola”. Fare mostre d’arte contemporanea interessanti oggi è una parola. Fare un centro di cultura contemporanea (internazionale?) oggi: è una parola. Candidarsi a capitale europea della cultura: è una parola! Chissà che parole si sono detti i tre personaggi qui nella foto durante la visita della mostra: parole, parole, parole. Se è così non si può dare torto al visitatore un po’ smarrito incontrato nella nostra ricognizione che diceva con un’amica: “oh, ma qui ci vuole qualcuno che te la spiega!”. Qualcuno provvederà? Nel programma collaterale molti incontri fuori tema e alcuni in tema (ma remixed). Eppure la mostra si ferma al significante come chiosa il curatore scomodando Eco, è anch’essa un po’ a tema e un po’ fuori tema, nel senso che il titolo allude al rapporto con la narrativa ma d’altronde gli artisti contemporanei hanno sempre dimostrato maggiore attenzione alla parola (come recita il più azzeccato sottotitolo), alla frase e non tanto all’intreccio narrativo, perciò si è costretti a mettere in mostra e in catalogo le foto degli scrittori. O a fare una saletta su Pasolini, quando un curatore meno galleristico, e più bonitoliviano come si dichiara, avrebbe forse fatto riecheggiare le parole dette dalla voce di CB, uno che di significante e di phoné se ne intendeva.

Del resto il cocktail è chiaro: surfare in superficie e metterci un po’ di tutto in mostra, basta che sia cross, cool, mix (sarà per questo che è più apprezzabile il buon lavoro di coordinamento, mentre l’allestimento sfocia dai tanti piccoli white box del Penna, fino all’orange box, senza eccedere in black box), per cui si trovano molte opere piccole a parete, prestate in genere da galleristi privati dell’area Mi-To, guarda caso. In questo senso, la mostra forse serve a poco all’ente pubblico per avviare una costruttiva politica di scambi con realtà consimili, direbbe il critico militante. Certo questo si potrà fare, magari dopo aver mangiato alcune pagnotte di pane come quelle gigantesche di Matera esposte in vetrina in caffetteria. Caffetteria che sta proprio dirimpetto al bookshop, la quale purtroppo volendo essere un oggetto di design, prende invece un ‘effetto milanesiano’ ormai diffuso in città, ma si sa la capitale del design è Milano (o no?). In genere, le caffetterie sono più ludice e invitanti, persino quelle teutoniche! E che dire del fatto che abbiamo scoperto: alle ore 20, ben due ore dopo l’inaugurazione, ancora c’era chi stazionava nel cortile a finire di consumare quello che rimaneva del buffet senza aver neanche messo piede in mostra (parbleu! va bene che c’è la crisi e la fame è tanta…), mentre a chi scendeva dal ‘grand tour’ della mostra non rimanevano che i poveri resti. Inediti certi scorci verso l’esterno del centro di cultura contemporanea (un modello niente male risalente agli anni Sessanta, specie quello british che alcuni degli addetti conoscono di certo), come quello rivolto verso uno storico hotel dove soggiornò Wagner. Notizia questa che potrebbe interessare il curatore della mostra “L’arte è un romanzo”, Perugia, 25/4-1/9, 2013.


Copyright 2011 Limpiccione.it