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Dov’è finito lo spirito combattivo dei politici di una volta? Tutte le nostre certezze, ma quel che è peggio, anche le certezze che avremmo voluto trasmettere ai nostri figli, cadono come pere in preda alla forza di gravità. Per fortuna un tozzo di pane inzuppato nell’acqua ancora lo si trova. Oggi l’arte del governo rispecchia solo indolenza e inefficienza, mancanza di personalità e inidoneità alla leadership. Le soporose proposte politiche dei quaquaraquà che hanno portato allo stallo il Paese, sono indelebilmente impresse nei messaggi virtuali affidati alla rete. Senza scomodare la teologia morale, intanto che l’azione politica è sospesa in attesa degli eventi, ci accorgiamo che il torpore malinconico e l’inerzia contemplativa ci stanno rovinando. Fu l’umbro Jacopone da Todi, a dare nelle Laudi una delle prime definizioni di questo stato di cose, descrivendone gli effetti: «L’Accidia una freddura/ce reca senza mesura/ posta ‘n estrema paura / co la mente alienata». Vaghiamo senza meta nella palude Stigia dove Dante, per la legge del contrappasso, colloca gli accidiosi. Basta leggere i giornali o assistere alle deprimenti tribune televisive per accorgerci dell’inazione dei governanti, con tutto quello che ne discende, come lo scoraggiamento, l’abbattimento e la stanchezza, che questo stato di cose ingenera nel consorzio umano. La delusione per i risultati elettorali, le difficoltà di costituire un governo, le lotte intestine ai partiti, generano le anomalie della volontà. Ed ecco che il Paese, scoraggiato, si abbandona all’ozio melancolico e all’indifferenza dei social network. Lo stesso vale per i nostri rappresentanti che preferiscono le schermaglie televisive, i twitt, le scempiaggini pubblicate su Facebook e non pensano alla morte virtuale, alla quale perdurerà la loro opera, condensata negli imbarazzanti profili. Nella vita di oggi, così come in politica, il tempo non ha più un significato a cominciare da quello perso per pubblicare vuoti proclami o per cliccare mi piace sui proclami altrui. Questo è il tempo dell’accidia e non più dell’azione socialmente utile. Questo è quel che rimane della politica, l’arte dismessa di governare gli uomini.

Siparietto. Cancellate il ciarpame prima che termini il vostro mandato, perché quando non ci sarete più chi farà sparire cotanto negletto proselitismo digitale? Chi cancellerà le tracce di tanta sciattezza, che genera solo chiacchiericcio ideologico su temi morti e sepolti da tempo? Lo ha capito Google che sta lanciando una nuova funzione chiamata Inactive Account Manager, cliccabile nella pagina delle impostazioni. La nuova funzionalità consentirà di stendere un velo pietoso su quest’epoca da dimenticare, permetterà di pianificare la vita di molti dopo la loro morte digitale o rendere la vita più facile ai loro cari. Non si può rinunciare a combattere se si vuole cambiare il mondo. La politica è lotta, è la piazza in tumulto, è scendere per le strade e toccare con mano. Eppure, mentre le frane interrompono le strade, la criminalità dilaga, i centri storici si svuotano, la disoccupazione avanza e chiudono una dietro l’altra le attività commerciali, fa un certo effetto straniante, leggere su certi profili Facebook: “rottamatori, rottamati, rottamandi, è solo questione linguistica”. Inactive Account Manager, pensaci tu. Beata umbritudine, umbra beatitudine.


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