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Una Pasqua certamente sobria quella trascorsa risparmiando, senza farsi mancare nulla. Pochi turisti con gli ombrelli gocciolanti hanno acquistato mazzi di asparagi al valico della Somma; partecipato alla gara della “Coccetta” di Montefalco, rompendo qualche dozzina di uova; si sono “cuturati” come bambini allo sciogliersi delle campane della Valnerina, per preservarsi dai dolori di pancia. Chi consolerà il nostro presidente Napolitano dal suo mal di pancia, per non essere riuscito a trovare di meglio che una manciata di saggi? In fin dei conti dobbiamo essergli grati per aver evitato a Bersani di fare a testate in parlamento e per aver trovato dieci capoccioni a buon mercato, con il compito di spicciarsi, prima che anche questo ripiego finisca come la neve di aprile che ha imbiancato il Subasio. Intanto il grano infradicia nei campi e a San Giovanni Profiamma molte famiglie dormono fuori casa per colpa di una frana, che fa riflettere sulla leggerezza con cui si rilasciano le concessioni edilizie. Cosa poteva capitarci di peggio dello schiaffo del sistema frontale che ha causato il maltempo in Umbria? I nuovi turisti sono costretti a sperimentare una sorta di tribewanted, loro malgrado. Incappucciati e imbronciati hanno conteso la scena ai mezzi dei pompieri e della Protezione Civile, persino a Bevagna, dove rovesci di grandine e temporali hanno ricordato la necessità di una costante manutenzione dei fossi. Gli ospiti armati di macchine fotografiche non sono tornati a casa a mani vuote, ma con un bottino di scatti da mostrare agli amici, insieme ai racconti della Pasqua ruspantella, quella dei panini imbottiti, delle merendine incellofanate di Assisi, degli ombrelli venduti dagli indiani per le strade di Perugia, che li apri e dopo mezz’ora già li butti, se non vuoi togliere un occhio a qualcuno. Insomma, se la resurrezione della carne non riempie più il cassetto degli operatori, non facciamone un dramma.

Siparietto. Forse ha ragione Filippo Bozotti, il sognatore concreto, che dopo aver studiato in Svizzera, Francia e Stati Uniti e disseminato villaggi per il mondo, si è stabilito a Monestevole di Umbertide, dove ha creato una comunità ecosostenibile per promuovere un turismo prêt-à-porter, che invece di distruggere ambiente e tradizioni locali prova a rivitalizzarli a basso costo. “Portatece giù l’ova/ almeno ‘na ventina / e la chiave della cantina: / ce volemo imbriacà”. Insomma, per dirla con Ennio Flaiano, coraggio che il meglio è passato. Beata umbritudine, umbra beatitudine.

 


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