La grande Tempesta e il convoglio perduto…

galeone
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Nel 1957, un famoso racconto di Italo Calvino “La grande bonaccia delle Antille” rappresentò la situazione politica italiana di allora con una nave corsara – il PCI – contrapposta al Galeone Papista: la grande bonaccia condannava ambedue le navi al più tenace immobilismo. Ne seguì un vivo dibattito, che però non servì ad agitare la bonaccia, almeno per moltissimi anni a seguire …

Oggi, le navi sono tre…e procedono forzatamente in convoglio: due vecchi galeoni di cui il più grande ha fortunosamente pochi cannoni in più ed una nuova corvetta, ultima arrivata, la “Grilletta”. Ma c’è qualcosa di nuovo: la gran bonaccia se n’è andata e siamo in una tempesta che i vecchi marinai dicono mai vista prima così virulenta, ostinata e interminabile… e scuotendo la testa parlano già del “convoglio perduto”. Infatti, nessuna nave, da sé, ce la può fare a salvarsi: le bussole dei tre navigli sono danneggiate, le carte nautiche sono scadute e mai aggiornate e la rotta della salvezza è del tutto incerta: sappiamo solo che il cammino verso il porto è irto, oltre che dai rottami semigalleggianti di navi “smontate” o addirittura già “ingroiate” dai flutti, anche di scogli sommersi, di secche e di gorghi temibilissimi ma la cui posizione è del tutto ignota ai miseri naviganti. A terra, gli armatori e le famiglie dei marinai scrutano col cannocchiale e stanno in grande ansia ma non sono in grado di fornire alcuna indicazione. Il capitano e proprietario della Grilletta, il Pirata Vaffa (che non sta sulla nave ma su un cutter che la segue, il “Bloggo”, e manda ordini con segnali di fumo e sventolio di bandierine), spera subdolamente che i due vecchi galeoni si accordino per seguire la stessa rotta e che affondino definitivamente con i loro preziosi carichi. Il capitano del galeone con più cannoni, il Commodoro Berceau, non può fidarsi della rotta consigliata dal capitano dell’altro galeone, il terribile monocolo “Uvei” . Berceau e i suoi accoliti non possono dimenticare che ogni volta che i due galeoni hanno fatto rotta insieme, anche per poche miglia, il galeone che fa rotta a sinistra è sempre finito in secca, mentre Uvei scapolava miracolosamente gli ostacoli che aveva dissimulato all’altro. La cosa, fra l’altro, oltre a danneggiare seriamente la nave e a far perdere parecchi marinai, era costata il posto di capitano già ad almeno due ex comandanti. Dunque Berceau, anche se fastidiosamente cannoneggiato dalla Grilletta e dal Bloggo preferirebbe far rotta con la nuova corvetta… Per di più, la Grilletta, da sola, non ce la può fare a salvare tutti i carichi delle altre due navi e il suo arrivo in porto, secche a parte, sarebbe del tutto inutile … Ma il Vaffa non sente ragioni, o da solo, o niente… L’unica speranza ormai risiede nella possibilità che la Capitaneria di Porto invii un rimorchiatore d’alto mare che salvi almeno una parte del carico e tracci una rotta per le navi ancora in grado di seguirlo…  salvando i marinai che riusciranno a raggiungerlo a nuoto… Intanto, c’è qualcuno, dai vecchi capitani in pensione agli scaricatori disoccupati, che aspetta il carico e non ha tempo di aspettare né la fine della tempesta, né che si riformi un nuovo convoglio e c’è disperazione e gran stridor di denti…

Il nuovo racconto finisce così, senza finire, così come, peraltro, accadde per il racconto di Calvino … e ciascuno può immaginare il suo finale. Che aspettiamo allora a farci avanti?


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