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Ne abbiamo viste di cose, noi: meteoriti cadere sulla terra; Papi rinunciare al seggio pontificio; il PD perdere un terzo dei voti; il PDL la metà; sedici milioni di consensi spostarsi nell’arco di una consultazione elettorale e Grillo sbarcare in Parlamento. Ora che nessuno sa più come risponderanno i mercati e quale governo ci toccherà; che non si sa bene se rimarremo in Europa; che non si sa dove schizzerà lo spread e se dovremo rinviare all’infinito le speranze di crescita; ora che vattelappesca quali e quanti altri balzelli c’imporranno e come la metteremo con il pareggio di bilancio; ora che nessuno può dire – tantomeno loro – se i grillini si faranno carico della situazione o se passeranno all’ulteriore fase di rastrellamento dei consensi; che ignoriamo se si andrà al governissimo, chi spizzica non digiuna, e quali saranno le opzioni del Colle; ora, ragazzuoli, e solo ora, ci assale la certezza che si voterà di nuovo, ma mai più le stesse facce.

Altrimenti significa che sono proprio di coccio. Peccato per quei 350 milioni gettati nel cesso e altrettanti da spendere per le prossime consultazioni. Ma una cosa l’abbiamo capita di sicuro: la classe politica adagiata nella supponenza delle sue chiacchiere e “nell’impotenza del suo finto potere”, ha dovuto prendere atto che c’è un’Italia sempre più numerosa, che non ne può più, né di lei, né dei suoi partiti, come ha scritto ieri Galli Della Loggia. Così se n’è inventato un altro, di partito. Se non fosse che tutto si gioca sulla pelle dei nostri figli potremmo dire che stiamo vivendo l’avventura politica più stimolante dal dopoguerra. Di quell’onesto e modesto perdente, verso il quale qualcuno già si rivolge con irriverenza all’interno del PD, ne faranno un capro espiatorio. Sono in molti a chiedersi perché continui ad ispirarsi a Papa Giovanni Paolo II e non invece a Benedetto XVI, come se alle primarie non l’avessero eletto loro. A sinistra ora chi glielo toglie dalla testa che con Renzi sarebbe andata diversamente? L’Umbria non è più un’esclusiva del PD, che perde un elettore su tre. Li guadagna il Movimento 5 Stelle che ha conquistato il 25,30 %. A Perugia è poco sopra il 25 %, ma è dalla valle che si osserva l’effetto domino: Deruta, Campello, Assisi, Bettona, Caste Ritaldi, Foligno, Gualdo Tadino, Sant’Anatolia di Narco, Scheggino, Spoleto, Trevi, Valfabbrica e Valtopina capitolano come tante tessere una sospinta dall’altra; e poi giù fino alla provincia di Terni, Alviano, Attigliano, Guardea, Montecastrilli, Montecchio, Penna in Teverina, Porano e Stroncone. A chi tocca non s’ingrugni. E’ così che si passa dalle stalle alle stelle e viceversa. Fate largo ai signori nessuno, ma sosteneteli, aiutateli a superare lo spavento iniziale per l’inaspettata responsabilità in cui li ha catapultati quel semplificatore vincente del loro leader.

Siparietto liberamente tratto dal profilo Facebook di Daniele Mantucci. Sarebbe stupefacente che fosse proprio Berlusconi a proporre Renzi alla presidenza del Consiglio, a condizione che i ministri siano scelti tra le personalità migliori di cui l’Italia dispone. Aggiungiamo noi, con l’esclusione di Rigor Montis, il cui risultato elettorale ci è sembrato più sobrio di lui. Naturalmente con l’innesto di quei grillini capaci di far emergere le ragioni dei piccoli e non quelle delle banche. Ne vedremo di cose, noi.

 


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