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Non è stato un bel vedere la protesta inscenata al consiglio comunale di Perugia contro la tassa di soggiorno definita, senza tentennamenti, una rapina. Non è stato uno spettacolo che fa bene al turismo umbro. Ormai le notizie e le foto di qualsiasi evento, anche se non arrivano sulle pagine nazionali dei quotidiani o nei programmi tv visti dalle Alpi al Mediterraneo, corrono veloci su internet; e valicano le alpi e l’atlantico. Perugia, oltre ai mille problemi che ha e dopo le vicende (Meredith e non solo) che ne hanno intaccato l’immagine, di tutto avrebbe bisogno fuorché di proteste all’arma bianca. E con Perugia, ne paga le conseguenze l’immagine dell’Umbria. La vicenda della tassa di soggiorno suggerisce alcune riflessioni.

A) Una protesta così plateale non poteva essere evitata? D’accordo, gli operatori del settore ne hanno fin sopra i capelli (del resto come tutti gli italiani corretti con il Fisco) della marea di tasse. Evidentemente è stata la goaccia che ha fatto traboccare il vaso. E’ lecito tuttavia pensare che ci potevano essere altri modi per assorbire l’ennesimo balzello o, comunque, per indurre alla ragione gli amministratori comunali.

B) Ma che amministratori abbiamo? Sembra che non vedano l’ora di aggiungere tasse a tasse. Mai che si prendano la briga, prima di decidere nuovi balzelli, di vedere dove è possibile risparmiare. Con quale coraggio accusano il governo nazionale? E sembra anche che siano votati alla sottovalutazione dei problemi. In altri tempi, quando la buona amministrazione regnava in Umbria, mai si sarebbe arrivati alla plateale protesta dei giorni scorsi. Si sarebbe trovato il modo per ragionare e far ragionare, per decidere insieme, per condividere un percorso con un qualche obiettivo che avrebbe avuto ricadute positive sulla collettività. Evidentemente, la miopia avanza.

C) La Regione non ha nulla da dire e niente ritiene di fare? Esiste ancora un assessorato al turismo. Certo, si può rispondere che la tassa di soggiorno è un tema (scottante) dei Comuni. Ma guarda un po’. Non poteva essere l’occasione per mettere le mani, un po’ tutti insieme, in un settore che si definisce strategico per l’Umbria, ma che balbetta sull’onda della crisi. Evidentemente, la miopia avanza.

D) Ed ora che si fa? Chi protesta torna a casa con le pive nel sacco e chi decide la tassa gongola per un contributo che mette una pezza al bilancio, mentre tutt’intorno (in particolate nelle società partecipate) si accentuano i fuochi pirotecnici dei debiti e dei problemi?

Non è stato un bel vedere. Dopo lo schiaffo per l’aeroporto, un altro episodio che non macina turismo. Ma la colpa è del governo: di ieri, di oggi e di domani.


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